Comparativi
Omega-3 da pesce vs alghe: differenze e dosaggio efficace

Punti chiave
- Pesce e alghe possono entrambi fornire EPA e DHA, ma la scelta va fatta sulla quantità reale di EPA + DHA per dose, non sui grammi di olio totale.
- L’olio di pesce è spesso più conveniente per dosi medio-alte; l’olio di alghe è la scelta più coerente per vegani, vegetariani o chi evita derivati animali.
- Dosi elevate, farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, gravidanza, allattamento e obiettivi clinici richiedono una valutazione con un professionista sanitario.
Scegliere tra olio di pesce e olio di alghe non significa decidere quale sia più naturale. La domanda utile è più concreta: quanta quota di omega-3 a lunga catena, cioè EPA e DHA, arriva davvero con la dose giornaliera?
Pesce e alghe possono avere senso in contesti diversi. Cambiano origine, composizione, costo, tollerabilità e criteri di qualità. Per questo il confronto va fatto su etichetta, obiettivo e sicurezza, non sul nome commerciale.
In breve

- Pesce e alghe possono fornire omega-3 a lunga catena, soprattutto EPA e DHA. La differenza principale è quanto EPA + DHA ottieni per dose.
- L’olio di pesce contiene spesso EPA e DHA insieme. L’olio di alghe è spesso più ricco di DHA, ma alcune formule includono anche EPA.
- Per un adulto sano, molte raccomandazioni nutrizionali usano come riferimento circa 250-500 mg al giorno di EPA + DHA, o il consumo regolare di pesce grasso; una sintesi istituzionale è disponibile nella scheda del NIH Office of Dietary Supplements.
- Le alghe sono utili per vegani, vegetariani o per chi evita derivati animali. Il pesce può essere conveniente, ma richiede attenzione a purezza, ossidazione e sostenibilità.
- La scelta migliore dipende da dieta, obiettivo, farmaci, tollerabilità e qualità del prodotto.
Cosa controllare in etichetta: EPA, DHA e dose efficace
La prima regola è semplice: non guardare solo i milligrammi di olio totale. Una capsula da 1000 mg di olio di pesce può contenere 300 mg di EPA + DHA, mentre un’altra può arrivare a quantità molto diverse. Lo stesso vale per l’olio di alghe: alcuni prodotti forniscono quasi solo DHA, altri combinano DHA ed EPA.
Controlla sempre:
- EPA per dose giornaliera;
- DHA per dose giornaliera;
- numero di capsule o softgel necessarie per raggiungere quella dose;
- forma chimica indicata, se presente: trigliceridi, esteri etilici, fosfolipidi o altre forme;
- lotto, scadenza, test su ossidazione e contaminanti.
| Cosa confrontare | Olio di pesce | Olio di alghe |
|---|---|---|
| Profilo tipico | EPA + DHA insieme | spesso DHA prevalente, talvolta anche EPA |
| Punto forte | costo per dose spesso più basso | adatto a chi evita derivati animali |
| Punto critico | purezza, ossidazione, sostenibilità della pesca | costo per EPA + DHA talvolta più alto |
| Etichetta da leggere | mg reali di EPA + DHA, non olio totale | presenza di solo DHA o DHA + EPA |
Anche negli studi clinici la dose cambia molto. In ASCEND, 15.480 persone con diabete hanno ricevuto 1 g al giorno di acidi grassi n-3, senza riduzione significativa degli eventi vascolari seri rispetto al placebo [1]. In OMEMI, 1,8 g al giorno in pazienti anziani dopo infarto non ha ridotto l’endpoint cardiovascolare composito a 2 anni [2]. Questo non rende inutile l’etichetta: ricorda che dose, popolazione e obiettivo non sono dettagli secondari.
Il rapporto EPA:DHA va letto in modo pragmatico. Formule più ricche di EPA vengono spesso scelte quando l’attenzione è su trigliceridi e risposta infiammatoria; formule più ricche di DHA possono essere considerate in ambiti come retina, gravidanza o funzioni neuronali. Non è però una garanzia di effetto percepibile.
Quando ha senso scegliere omega-3 da pesce
L’olio di pesce può essere una scelta pratica per chi consuma poco pesce grasso, come sardine, sgombro, salmone o aringhe, e non ha restrizioni etiche o alimentari verso derivati animali. È molto disponibile sul mercato e spesso consente di raggiungere dosi medio-alte di EPA + DHA con un costo per dose più contenuto.
È una soluzione soprattutto nutrizionale, non una scorciatoia terapeutica. Una meta-analisi di 20 studi randomizzati, con 68.680 partecipanti, non ha trovato un’associazione statisticamente significativa tra supplementazione con omega-3 e riduzione dei principali eventi cardiovascolari quando sono state applicate soglie corrette per confronti multipli [3]. Nel trial STRENGTH, 13.078 pazienti ad alto rischio cardiovascolare in terapia con statine hanno ricevuto 4 g al giorno di omega-3, senza riduzione dell’endpoint cardiovascolare maggiore rispetto all’olio di mais [4].
Il punto pratico è questo: l’olio di pesce ha senso se serve a coprire un apporto basso di EPA e DHA, ma va scelto bene. Chiedi trasparenza su specie usate, origine, purificazione, controlli su metalli pesanti, diossine, PCB e valori di ossidazione. Per la sostenibilità contano filiera, certificazioni e impatto della pesca, non solo la dicitura marino.
Quando ha senso scegliere omega-3 da alghe
Le microalghe sono la fonte primaria degli omega-3 nella catena alimentare marina. I pesci non producono magicamente EPA e DHA: li accumulano nutrendosi di organismi che li contengono. Per questo l’olio algale è una fonte diretta, non una versione minore dell’olio di pesce.
Ha senso per vegani, vegetariani, persone che evitano derivati animali o chi non tollera il retrogusto di pesce. Può essere utile anche in caso di allergia al pesce, ma vanno comunque controllati eccipienti, stabilimenti produttivi e possibili contaminazioni crociate.
La differenza con l’ALA, presente in fonti vegetali come lino o chia, è importante. Una scoping review di 13 studi randomizzati su fonti vegetali di omega-3 ha osservato che alte dosi di lino o echium non aumentavano l’Omega-3 Index, mentre l’olio microalgale lo aumentava in tutti gli studi inclusi [5]. Questo suggerisce che, per chi non mangia pesce, l’olio di alghe sia più coerente quando l’obiettivo è aumentare DHA, ed eventualmente EPA.
Il limite principale è il costo. Alcuni prodotti algali forniscono molto DHA ma poco o nessun EPA; altri includono entrambi, spesso a prezzo più alto. Anche qui vale la stessa regola: confronta il costo per 250-500 mg di EPA + DHA, non il prezzo della confezione.
Quando fare attenzione: farmaci, disturbi, gravidanza e sport
Chi assume anticoagulanti, antiaggreganti o ha disturbi della coagulazione dovrebbe parlare con il medico prima di usare dosi elevate di EPA e DHA. Non serve allarmismo: serve contesto. Nello studio OMEMI i sanguinamenti maggiori sono risultati simili tra omega-3 e controllo, ma la fibrillazione atriale è stata numericamente più frequente nel gruppo omega-3 [2]. Questo non basta per generalizzare a tutti, ma giustifica prudenza nelle persone a rischio.
Anche prima di un intervento chirurgico è sensato comunicare l’uso di omega-3, soprattutto se ad alte dosi. Gli effetti indesiderati più comuni sono gastrointestinali: reflusso, nausea, eruttazioni, retrogusto di pesce o feci molli. Nel trial STRENGTH gli eventi gastrointestinali sono stati più frequenti nel gruppo omega-3 ad alto dosaggio [4]. L’olio di alghe può essere meglio tollerato da alcuni, ma non è una regola.
In gravidanza e allattamento, il DHA è spesso considerato rilevante per lo sviluppo fetale e neonatale, ma la scelta del prodotto deve privilegiare purezza, dose e indicazioni del professionista sanitario. Qui la qualità conta più del marketing.
Per sport e performance mentale, le aspettative dovrebbero restare moderate. Una meta-analisi di 10 RCT negli anziani ha suggerito piccoli benefici su massa muscolare e timed up and go, soprattutto con dosi superiori a 2 g al giorno e interventi oltre 6 mesi [6]. Non significa che un integratore migliori rapidamente palestra, corsa o endurance-cardio. Sul versante umore, una meta-analisi di 13 trial in depressione maggiore non ha trovato un beneficio significativo degli omega-3 rispetto al placebo, con eterogeneità e possibile bias di pubblicazione [7].
Come scegliere un prodotto di qualità
Un buon integratore di omega-3 dovrebbe rendere facile capire cosa stai assumendo. Se l’etichetta enfatizza solo olio di pesce, olio algale o olio di krill, ma non riporta chiaramente EPA e DHA per dose, manca l’informazione più importante.
Da controllare
- EPA + DHA per dose giornaliera, non solo per capsula se la dose consigliata è di più capsule.
- Certificati di analisi o test di terze parti su ossidazione e contaminanti.
- Forma chimica dichiarata, quando disponibile. Trigliceridi, esteri etilici e fosfolipidi possono differire per concentrazione, costo e assorbimento; l’impatto pratico non è sempre facile da prevedere.
- Presenza di antiossidanti tecnologici, confezione scura, data di scadenza e istruzioni di conservazione.
- Per il pesce: specie, origine e certificazioni. Per le alghe: presenza di solo DHA o anche EPA.
La vitamina E viene spesso usata in piccole quantità come antiossidante per proteggere l’olio. Questo non va confuso con l’idea che alte dosi di antiossidanti siano automaticamente utili: una meta-analisi di 68 trial su 232.606 adulti ha segnalato, nei trial a basso rischio di bias, un aumento della mortalità associato ad alcuni integratori antiossidanti, inclusa la vitamina E [8]. La dose e il contesto fanno la differenza.
Un segnale pratico da non ignorare è l’odore. Un prodotto rancido, con odore pungente o sapore molto sgradevole, può indicare ossidazione o cattiva conservazione. Meglio scegliere confezioni ben chiuse, non esposte a calore e con scadenza lontana.
Approfondimento scientifico: cosa sappiamo su assorbimento e benefici
EPA e DHA vengono incorporati nelle membrane cellulari e partecipano alla produzione di mediatori lipidici coinvolti nella risposta infiammatoria. Possono anche influenzare il metabolismo dei trigliceridi. Questi meccanismi spiegano perché gli omega-3 siano studiati in ambito cardiovascolare, infiammatorio e neurologico, ma non trasformano ogni integratore in un intervento clinico efficace.
L’assorbimento può dipendere da forma chimica, matrice dell’integratore e pasto. Assumere omega-3 con un pasto contenente grassi tende a essere più sensato rispetto all’assunzione a digiuno, soprattutto per ridurre disturbi gastrointestinali e favorire l’assorbimento. Nella pratica, però, la differenza decisiva resta spesso la quantità reale di EPA e DHA assunta con costanza.
I dati sui trigliceridi e su alcuni marcatori infiammatori sono più coerenti con dosi medio-alte rispetto alle dosi nutrizionali di mantenimento. In una meta-analisi di 18 RCT su 1018 pazienti con artrite reumatoide, l’integrazione di omega-3 ha aumentato EPA e DHA, ridotto il rapporto omega-6:omega-3, i trigliceridi e il numero di articolazioni dolenti; ESR, CRP e DAS28 sono diminuiti lievemente ma non in modo significativo [9].
Non tutte le fonti vegetali sono equivalenti. Una meta-analisi di 19 RCT su 1183 adulti con sovrappeso o obesità ha riportato che l’integrazione di ALA riduceva proteina C-reattiva, TNF-α, trigliceridi e pressione sistolica, ma aumentava LDL; questi risultati non vanno trasferiti automaticamente a EPA e DHA [10].
Per chi non mangia pesce, aumentare lo status di omega-3 è realistico con olio algale. La scoping review già citata ha trovato un aumento dell’Omega-3 Index con olio microalgale negli studi inclusi [5]. Il significato clinico dell’Omega-3 Index, però, va interpretato insieme a dieta, rischio individuale e obiettivo.
Limiti dell’evidenza
Gli studi sugli omega-3 sono difficili da riassumere in una sola frase. Usano dosi diverse, rapporti EPA:DHA diversi, durate diverse e popolazioni molto diverse: adulti sani, persone con diabete, pazienti dopo infarto, persone con artrite reumatoide o anziani.
Molte ricerche misurano biomarcatori, come trigliceridi, Omega-3 Index o marker infiammatori, più che esiti percepibili nella vita quotidiana. Inoltre, i risultati ottenuti con dosi alte o formulazioni specifiche non vanno trasferiti automaticamente agli integratori da banco.
La parte cardiovascolare è un buon esempio di incertezza. La meta-analisi di 20 RCT non ha mostrato una riduzione significativa dei principali eventi cardiovascolari [3]. ASCEND non ha trovato benefici vascolari seri in 15.480 persone con diabete [1]. STRENGTH non ha ridotto gli eventi cardiovascolari maggiori con 4 g al giorno in pazienti ad alto rischio [4].
Per cognizione, umore, focus mentale e sport, il quadro è ancora più eterogeneo. Alcuni sottogruppi potrebbero rispondere meglio, ma dieta, sonno, allenamento, stato infiammatorio e carenze nutrizionali pesano molto. Le aspettative dovrebbero restare realistiche.
Cosa fare in pratica

Se mangi pesce grasso 1-2 volte a settimana, potresti non avere bisogno di un integratore quotidiano, salvo indicazioni specifiche. Se non mangi pesce, l’olio di alghe è la scelta più coerente per ottenere DHA ed eventualmente EPA.
Se scegli un integratore, parti sempre dall’etichetta:
- cerca EPA + DHA per dose giornaliera;
- confronta il costo per 250-500 mg di EPA + DHA;
- verifica forma, scadenza, lotto e test di qualità;
- scegli alghe se vuoi evitare derivati animali;
- scegli pesce se cerchi una soluzione spesso più economica per dosi medio-alte, ma solo con controlli chiari.
Per dosi alte, trigliceridi elevati, farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, gravidanza, allattamento o patologie cardiovascolari, la scelta va personalizzata. L’integratore non sostituisce la dieta e non corregge da solo uno stile di vita fragile.
Conclusione
La risposta non è pesce contro alghe in assoluto. È meglio una fonte adeguata, testata, tollerabile e compatibile con le tue preferenze. Il pesce può essere pratico e conveniente; le alghe sono la via più diretta per chi evita derivati animali. In entrambi i casi, la decisione passa da tre numeri: EPA, DHA e dose giornaliera reale.
Domande frequenti
Non esiste una scelta migliore per tutti. L’olio di pesce è spesso più economico e contiene EPA e DHA insieme. L’olio di alghe è adatto a vegani, vegetariani e a chi evita derivati animali. La scelta va fatta guardando EPA + DHA per dose, qualità, tollerabilità e obiettivo.
Le microalghe sono una fonte diretta di omega 3 marini. Possono aumentare lo status di omega 3, soprattutto DHA, e alcune formule includono anche EPA. Non vanno però valutate dal nome della fonte, ma dai milligrammi reali di EPA e DHA assunti ogni giorno.
Per un adulto sano, molte raccomandazioni nutrizionali usano come riferimento circa 250-500 mg al giorno di EPA + DHA, oppure il consumo regolare di pesce grasso. Dosi più alte vanno valutate con un professionista, soprattutto in presenza di farmaci o patologie.
Dipende dal prodotto. Molti oli di alghe sono più ricchi di DHA e possono contenere poco o nessun EPA. Alcune formule includono entrambi. Per questo è importante leggere l’etichetta e controllare EPA, DHA e dose giornaliera reale.
Controlla EPA + DHA per dose giornaliera, non solo i milligrammi di olio totale. Verifica lotto, scadenza, forma chimica, test su ossidazione e contaminanti. Per il pesce valuta anche origine e sostenibilità; per le alghe controlla se contengono solo DHA o anche EPA.
Gli effetti più comuni sono gastrointestinali: reflusso, nausea, eruttazioni, retrogusto di pesce o feci molli. Chi assume anticoagulanti o antiaggreganti, ha disturbi della coagulazione, è in gravidanza o allattamento dovrebbe chiedere consiglio medico prima di usare dosi elevate.
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Riferimenti scientifici
Studi citati nel testo, in ordine di apparizione.
- 1
ASCEND Study Collaborative Group, Bowman L, Mafham M, Wallendszus K, Stevens W, Buck G, Barton J, Murphy K, Aung T, Haynes R, Cox J, Murawska A, Young A, Lay M, Chen F, Sammons E, Waters E, Adler A, Bodansky J, Farmer A, McPherson R, Neil A, Simpson D, Peto R, Baigent C, Collins R, Parish S, Armitage J (2018). Effects of n-3 Fatty Acid Supplements in Diabetes Mellitus. The New England journal of medicine
In 15.480 pazienti con diabete senza evidenza di malattia cardiovascolare aterosclerotica, capsule giornaliere da 1 g di acidi grassi n-3 sono state confrontate con placebo a base di olio d’oliva. Durante 7,4 anni medi, non sono emerse differenze significative in eventi vascolari seri, rivascolarizzazione, mortalità totale o eventi avversi seri.
Visualizza su PubMed → - 2
Kalstad AA, Myhre PL, Laake K, Tveit SH, Schmidt EB, Smith P, Nilsen DWT, Tveit A, Fagerland MW, Solheim S, Seljeflot I, Arnesen H, OMEMI Investigators (2021). Effects of n-3 Fatty Acid Supplements in Elderly Patients After Myocardial Infarction: A Randomized, Controlled Trial. Circulation
Lo studio OMEMI ha valutato 1,8 g/die di PUFA n-3 contro olio di mais in pazienti di 70-82 anni, 2-8 settimane dopo infarto miocardico acuto. In 1014 analizzati, a 2 anni non si è rilevata riduzione dell’endpoint composito cardiovascolare; fibrillazione atriale era numericamente maggiore, sanguinamenti maggiori simili.
Visualizza su PubMed → - 3
Rizos EC, Ntzani EE, Bika E, Kostapanos MS, Elisaf MS (2012). Association between omega-3 fatty acid supplementation and risk of major cardiovascular disease events: a systematic review and meta-analysis. JAMA
Revisione sistematica e meta-analisi di 20 studi randomizzati, 68.680 pazienti, valutò supplementazione con omega-3 e mortalità totale, morte cardiaca, morte improvvisa, infarto e ictus. Considerando soglie corrette per confronti multipli, non emerse alcuna associazione statisticamente significativa con riduzione dei principali esiti cardiovascolari.
Visualizza su PubMed → - 4
Nicholls SJ, Lincoff AM, Garcia M, Bash D, Ballantyne CM, Barter PJ, Davidson MH, Kastelein JJP, Koenig W, McGuire DK, Mozaffarian D, Ridker PM, Ray KK, Katona BG, Himmelmann A, Loss LE, Rensfeldt M, Lundström T, Agrawal R, Menon V, Wolski K, Nissen SE (2020). Effect of High-Dose Omega-3 Fatty Acids vs Corn Oil on Major Adverse Cardiovascular Events in Patients at High Cardiovascular Risk: The STRENGTH Randomized Clinical Trial. JAMA
Trial randomizzato, doppio cieco, multicentrico su 13.078 pazienti in statina, ad alto rischio cardiovascolare, con ipertrigliceridemia e basso HDL-C. Omega-3 CA 4 g/die rispetto a olio di mais non ridusse l’esito composito cardiovascolare maggiore. Eventi gastrointestinali furono più frequenti con omega-3 CA.
Visualizza su PubMed → - 5
Lane KE, Wilson M, Hellon TG, Davies IG (2022). Bioavailability and conversion of plant based sources of omega-3 fatty acids - a scoping review to update supplementation options for vegetarians and vegans. Critical reviews in food science and nutrition
Scoping review di RCT (2010-2020) sulla biodisponibilità di oli vegetali n-3 e conversione EPA/DHA, con attenzione a vegetariani e vegani. Da 639 record sono inclusi 13 articoli. Alte dosi di lino o echium non aumentavano l’Omega-3 Index e talvolta lo riducevano; l’olio microalgale lo aumentava in tutti gli studi.
Visualizza su PubMed → - 6
Huang YH, Chiu WC, Hsu YP, Lo YL, Wang YH (2020). Effects of Omega-3 Fatty Acids on Muscle Mass, Muscle Strength and Muscle Performance among the Elderly: A Meta-Analysis. Nutrients
Questa meta-analisi di 10 studi randomizzati controllati ha valutato gli omega-3 negli anziani. Sono emersi piccoli benefici su aumento della massa muscolare e timed up and go. Dosi superiori a 2 g/die e interventi oltre 6 mesi potrebbero favorire massa e velocità del cammino.
Visualizza su PubMed → - 7
Bloch MH, Hannestad J (2012). Omega-3 fatty acids for the treatment of depression: systematic review and meta-analysis. Molecular psychiatry
Revisione sistematica e meta-analisi di 13 trial randomizzati placebo-controllati su 731 partecipanti con disturbo depressivo maggiore. Gli omega-3 non mostrarono beneficio significativo rispetto al placebo. Erano presenti eterogeneità e bias di pubblicazione; l’aggiustamento trim-and-fill eliminava quasi tutta l’efficacia osservata.
Visualizza su PubMed → - 8
Bjelakovic G, Nikolova D, Gluud LL, Simonetti RG, Gluud C (2007). Mortality in randomized trials of antioxidant supplements for primary and secondary prevention: systematic review and meta-analysis. JAMA
Revisione sistematica e meta-analisi di 68 trial randomizzati su 232.606 adulti ha valutato integratori antiossidanti e mortalità. Nell’insieme non vi era effetto significativo, ma nei trial a basso rischio di bias la mortalità aumentava. Beta carotene, vitamina A e vitamina E risultavano associati a incremento significativo.
Visualizza su PubMed → - 9
Wang W, Xu Y, Zhou J, Zang Y (2024). Effects of omega-3 supplementation on lipid metabolism, inflammation, and disease activity in rheumatoid arthritis: a meta-analysis of randomized controlled trials. Clinical rheumatology
Questa meta-analisi ha incluso 18 studi randomizzati controllati con 1018 pazienti con artrite reumatoide. L’integrazione di omega-3 ha aumentato EPA e DHA, ridotto il rapporto omega-6:omega-3, i trigliceridi e il numero di articolazioni dolenti. ESR, CRP e DAS28 sono diminuiti lievemente ma non significativamente.
Visualizza su PubMed → - 10
Yin S, Xu H, Xia J, Lu Y, Xu D, Sun J, Wang Y, Liao W, Sun G (2023). Effect of Alpha-Linolenic Acid Supplementation on Cardiovascular Disease Risk Profile in Individuals with Obesity or Overweight: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Advances in nutrition (Bethesda, Md.)
Revisione sistematica e meta-analisi di 19 studi randomizzati (1183 adulti con sovrappeso/obesità) ha valutato ALA dietetico contro placebo. L’integrazione ha ridotto proteina C-reattiva, TNF-α, trigliceridi e pressione sistolica, aumentando LDL; nessun effetto su IL-6, diastolica, colesterolo totale o HDL. Effetti maggiori con ≥3 g/die da lino, ≥12 settimane e profilo peggiore.
Visualizza su PubMed →
