Fosfolipide delle membrane neuronali; supporto alla memoria, riduzione del cortisolo da esercizio.

Il dato meno intuitivo sulla fosfatidilserina è che molte prove cognitive positive arrivano da studi vecchi con fosfatidilserina bovina, non più usata per motivi di sicurezza; le versioni attuali da soia o girasole hanno risultati più sobri. Negli adulti con lamentele di memoria o declino legato all’età, le dosi studiate sono soprattutto 300 mg/die per 12 settimane fino a 6 mesi, con benefici piccoli e più visibili nei soggetti con prestazioni iniziali basse. In chi è giovane, sano e dorme poco o studia molto, non ci sono prove solide che migliori memoria, concentrazione o “focus”. Ha senso valutarla se l’obiettivo è un supporto cognitivo lieve in età adulta-avanzata, oppure se si cerca una modulazione del cortisolo da esercizio intenso sapendo che gli studi sono piccoli. Non ha molto senso come nootropico quotidiano per persone già performanti, né come alternativa a terapia medica in demenza, ADHD o ansia. Il range commerciale 100–300 mg è realistico, ma sotto 200 mg/die le evidenze cliniche sono scarse salvo alcuni studi pediatrici specifici.
La fosfatidilserina è un fosfolipide anionico concentrato nel foglietto interno delle membrane cellulari, inclusi neuroni e sinapsi. La sua distribuzione dipende da flippasi ATP-dipendenti e scramblasi; quando viene esposta sul foglietto esterno diventa anche un segnale di riconoscimento cellulare, ma questo non spiega direttamente gli effetti nootropici. A livello neuronale i meccanismi proposti riguardano fluidità di membrana, funzione delle vescicole sinaptiche e modulazione di proteine come protein chinasi C, Na+/K+-ATPasi e sistemi colinergici. Alcuni dati preclinici indicano aumento del rilascio di acetilcolina e migliore trasduzione del segnale dopaminergico, ma nell’uomo questi passaggi non sono stati dimostrati in modo diretto. L’effetto sul cortisolo sembra passare dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene: in piccoli studi la fosfatidilserina ha attenuato ACTH e cortisolo dopo stress fisico o mentale. Anche qui il pathway preciso, recettore per recettore, resta non chiarito; quindi il meccanismo umano è plausibile, non definitivamente provato.
Classificazione basata sulla qualità e quantità degli studi disponibili.
Memoria nell’invecchiamento non dementigeno
ModerataIl risultato più utilizzabile viene da Kato-Kataoka et al., 2010: 78 anziani giapponesi con lamentele di memoria hanno assunto fosfatidilserina da soia 100 o 300 mg/die per 6 mesi. Nel gruppo con memoria iniziale più bassa sono migliorati soprattutto richiamo verbale e memoria differita rispetto al placebo. Non è una prova di prevenzione della demenza: il campione era piccolo e il beneficio non era uniforme in tutti i partecipanti.
Declino cognitivo lieve e sintomi comportamentali nell’anziano
LimitataGli studi storici con fosfatidilserina bovina, come Cenacchi et al., 1993, hanno arruolato circa 494 anziani con declino cognitivo e usato 300 mg/die per 6 mesi, riportando miglioramenti in memoria, attenzione e comportamento. Il limite pratico è grosso: la forma bovina non è quella oggi venduta, e i criteri diagnostici erano meno rigorosi degli standard attuali. Questi dati suggeriscono un segnale, non una terapia affidabile.
Sintomi di ADHD in età pediatrica
LimitataHirayama et al., 2014 hanno studiato 36 bambini con ADHD in un trial randomizzato in doppio cieco: 200 mg/die di fosfatidilserina da soia per 2 mesi hanno migliorato alcuni punteggi di disattenzione, impulsività e memoria uditiva rispetto al placebo. È un dato interessante ma troppo piccolo per cambiare la gestione clinica. Non sostituisce metilfenidato, atomoxetina o interventi comportamentali quando indicati.
Riduzione del cortisolo dopo esercizio
MistaMonteleone et al. hanno osservato in un piccolo gruppo di uomini che 800 mg/die per 10 giorni attenuavano ACTH e cortisolo dopo stress fisico. Starks et al., 2008 hanno poi usato 600 mg/die da soia per 10 giorni e riportato una risposta cortisolemica più bassa dopo ciclismo moderato. Altri studi sportivi non replicano sempre il risultato: l’effetto sembra dipendere da dose, intensità e protocollo.
Risposta allo stress mentale
LimitataHellhammer et al., 2004 hanno testato un complesso di acido fosfatidico e fosfatidilserina in uomini sani sottoposti al Trier Social Stress Test. La dose da 400 mg del complesso per 3 settimane ha ridotto ACTH, cortisolo e stress percepito in modo più chiaro delle dosi superiori. Non era fosfatidilserina pura: quindi il risultato non va attribuito automaticamente al solo ingrediente.
Prestazione e recupero nell’esercizio
MistaKingsley et al., 2006 hanno somministrato 750 mg/die di fosfatidilserina per 10 giorni a uomini attivi e riportato un aumento del tempo a esaurimento in un test ciclistico intermittente. In altri lavori, gli effetti su forza, dolore muscolare e marker di danno sono piccoli o assenti. Per l’utente significa che non è un ergogenico primario come creatina o caffeina.
Legenda livelli di evidenza
Negli studi cognitivi moderni la dose più usata è 300 mg/die, spesso divisa in 100 mg tre volte al giorno, per 12 settimane o 6 mesi. Kato-Kataoka ha testato 100 e 300 mg/die per 6 mesi; lo studio pediatrico su ADHD ha usato 200 mg/die per 2 mesi. Negli studi su esercizio e cortisolo le dosi sono più alte: 600, 750 o 800 mg/die per circa 10 giorni. La forma oggi sensata è fosfatidilserina da soia o girasole, in matrice fosfolipidica; non esiste però una prova clinica solida che una delle due sia superiore. L’assunzione con un pasto contenente grassi è ragionevole perché i fosfolipidi vengono assorbiti con processi biliari e micellari. In etichetta controlla i milligrammi reali di fosfatidilserina, non il peso di “lecitina” o di un complesso PAS più ampio.
La fosfatidilserina da soia o girasole è stata generalmente ben tollerata negli studi fino a 300 mg/die per 6 mesi e fino a 600–800 mg/die per periodi brevi. Gli effetti indesiderati riportati sono soprattutto disturbi gastrointestinali, nausea e insonnia se assunta la sera. Non ci sono interazioni farmacologiche clinicamente ben documentate, ma la prudenza è concreta con inibitori dell’acetilcolinesterasi come donepezil, rivastigmina e galantamina, perché un eventuale aumento del tono colinergico potrebbe peggiorare nausea, crampi o bradicardia. Può anche ridurre la coerenza terapeutica di farmaci anticolinergici come ossibutinina, tolterodina, benztropina e alcuni triciclici sedativi. Chi assume metilfenidato o atomoxetina per ADHD non dovrebbe aggiungerla al bambino senza pediatra. Evitarla in gravidanza e allattamento per assenza di dati. Le forme da soia non sono adatte a chi ha allergia clinica alla soia.
Ingredienti che si combinano bene in uno stack.
Studi selezionati a supporto del profilo informativo.
Moré MI, Freitas U, Rutenberg D (2014). Positive effects of soy lecithin-derived phosphatidylserine plus phosphatidic acid on memory, cognition, daily functioning, and mood in elderly patients with Alzheimer's disease and dementia. Advances in therapy
RCTStudi pilota hanno valutato un integratore da lecitina di soia con fosfatidilserina e acido fosfatidico. Dopo assunzione singola, la PS sierica aumentava transitoriamente. In anziani con problemi di memoria e in pazienti con Alzheimer, PS+PA ha mostrato miglioramenti o stabilizzazione di memoria, umore, funzionamento quotidiano e condizione riferita, senza effetti negativi.
Visualizza su PubMedHirayama S, Terasawa K, Rabeler R, Hirayama T, Inoue T, Tatsumi Y, Purpura M, Jäger R (2014). The effect of phosphatidylserine administration on memory and symptoms of attention-deficit hyperactivity disorder: a randomised, double-blind, placebo-controlled clinical trial. Journal of human nutrition and dietetics : the official journal of the British Dietetic Association
RCTIn uno studio randomizzato, doppio cieco e controllato con placebo, 36 bambini di 4-14 anni con ADHD non precedentemente trattati farmacologicamente hanno ricevuto fosfatidilserina da soia o placebo per 2 mesi. La PS ha migliorato sintomi ADHD, memoria uditiva a breve termine e alcuni indicatori di attenzione/impulsività, senza effetti avversi.
Visualizza su PubMedVakhapova V, Cohen T, Richter Y, Herzog Y, Korczyn AD (2010). Phosphatidylserine containing omega-3 fatty acids may improve memory abilities in non-demented elderly with memory complaints: a double-blind placebo-controlled trial. Dementia and geriatric cognitive disorders
RCTIn 157 anziani non dementi con lamentele di memoria, una preparazione di fosfatidilserina contenente acidi grassi omega-3 a lunga catena è stata confrontata con placebo per 15 settimane. Il richiamo verbale immediato è migliorato significativamente; analisi post-hoc suggeriscono maggior beneficio nei partecipanti con migliore stato cognitivo basale.
Visualizza su PubMedManor I, Magen A, Keidar D, Rosen S, Tasker H, Cohen T, Richter Y, Zaaroor-Regev D, Manor Y, Weizman A (2012). The effect of phosphatidylserine containing Omega3 fatty-acids on attention-deficit hyperactivity disorder symptoms in children: a double-blind placebo-controlled trial, followed by an open-label extension. European psychiatry : the journal of the Association of European Psychiatrists
RCTUno studio su 200 bambini con ADHD ha confrontato per 15 settimane fosfatidilserina contenente omega-3 con placebo, seguito da 15 settimane in aperto. Sono emersi miglioramenti in impulsività/irrequietezza e impatto emotivo genitoriale; sottogruppi iperattivi-impulsivi hanno mostrato riduzioni più ampie. Il trattamento è risultato ben tollerato.
Visualizza su PubMedStarks MA, Starks SL, Kingsley M, Purpura M, Jäger R (2008). The effects of phosphatidylserine on endocrine response to moderate intensity exercise. Journal of the International Society of Sports Nutrition
Journal ArticleIn 10 maschi sani, uno studio crossover doppio cieco ha valutato 600 mg/die di fosfatidilserina per 10 giorni prima di esercizio ciclistico moderato. Rispetto al placebo, la PS ha ridotto picchi e area sotto la curva del cortisolo e aumentato il rapporto testosterone/cortisolo, senza effetti su lattato o ormone della crescita.
Visualizza su PubMedKingsley MI, Wadsworth D, Kilduff LP, McEneny J, Benton D (2005). Effects of phosphatidylserine on oxidative stress following intermittent running. Medicine and science in sports and exercise
Journal ArticleSedici calciatori maschi hanno assunto fosfatidilserina da soia o placebo per 10 giorni prima di esercizio intermittente esaustivo. La supplementazione ha aumentato gamma-tocoferolo plasmatico, ma non ha attenuato cortisolo, soreness percepita, danno muscolare o perossidazione lipidica; si è osservata solo una tendenza a maggiore tempo fino all’esaurimento.
Visualizza su PubMedJäger R, Purpura M, Geiss KR, Weiß M, Baumeister J, Amatulli F, Schröder L, Herwegen H (2007). The effect of phosphatidylserine on golf performance. Journal of the International Society of Sports Nutrition
Journal ArticleStudio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo su 20 giovani golfisti sani: 42 giorni di fosfatidilserina orale, 200 mg/die in barretta, aumentarono significativamente i buoni voli di palla al tee-off. Lo stress percepito mostrò solo una tendenza al miglioramento; la frequenza cardiaca non cambiò.
Visualizza su PubMedGlade MJ, Smith K (2015). Phosphatidylserine and the human brain. Nutrition (Burbank, Los Angeles County, Calif.)
RevisioneRevisione di 127 articoli su fosfatidilserina e cervello umano. L’abstract descrive il suo ruolo in membrane nervose, mielina, invecchiamento cerebrale e funzioni cognitive. La fosfatidilserina esogena, 300-800 mg/die, sarebbe assorbita, attraverserebbe la barriera emato-encefalica e supporterebbe memoria, attenzione, ragionamento, linguaggio e funzioni locomotorie.
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