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Un bicchiere di vino al giorno aumenta il rischio di tumore? Cosa dice lo studio del 2026

Andrea De Gol·Infermiere di sala operatoria··11 min di lettura
Illustrazione editoriale per Un bicchiere di vino al giorno aumenta il rischio di tumore? Cosa dice lo studio del 2026
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Punti chiave

  • Dai et al. 2026 (Nature Health): 843 studi, 20 esiti, metodo Burden of Proof; 1 standard drink = 10 g di etanolo/die.
  • Anche consumi <10 g/die risultano associati a rischi più alti per nove sedi tumorali; la forza dell'evidenza non è uguale per tutte.
  • A 10 g/die, RR medi (Tabella 3): mammella 1,13; colon-retto 1,17; laringe 1,23; faringe 1,16; esofago 1,32 (UI ampia); prostata 1,04.
  • Rischio relativo ≠ rischio assoluto individuale; le curve a J sul cuore non dimostrano da sole un beneficio protettivo.

Un bicchiere di vino a cena è un'abitudine comune. Per molti rappresenta un consumo moderato e, per anni, al vino rosso sono stati attribuiti persino possibili benefici per il cuore. Sul fronte dei tumori, però, le evidenze suggeriscono di guardare con maggiore attenzione anche alle quantità considerate modeste.

Nel giugno 2026, un gruppo di ricercatori dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, guidato da Xiaochen Dai, ha pubblicato su Nature Health (testo open access) un'ampia analisi del rapporto tra consumo di alcol e salute. Gli autori hanno riesaminato 843 studi osservazionali, valutando venti diversi esiti, tra cui dieci forme tumorali [1].

I risultati confermano che il rischio di diversi tumori cresce con la quantità di alcol consumata. Per alcune sedi, l'aumento è osservabile anche al di sotto di un drink al giorno. La sua entità, tuttavia, cambia considerevolmente da tumore a tumore, così come la solidità delle evidenze.

Per capire che cosa significhino questi risultati nella vita quotidiana, conviene partire dalla quantità di alcol che finisce effettivamente nel bicchiere.

Quanto alcol contiene un bicchiere di vino?

Quando uno studio parla di consumo moderato, è importante sapere a quali quantità si riferisce. Un bicchiere può contenere 100 oppure 200 millilitri di vino, con gradazioni anche molto diverse.

Nell'analisi di Dai e colleghi, un drink standard corrisponde a 10 grammi di alcol puro, o etanolo. È una quantità leggermente inferiore all'unità alcolica comunemente utilizzata in Italia, pari a circa 12 grammi, e diversa da quella statunitense, che ne contiene circa 14.

Per avere un riferimento concreto, un calice da 125 ml di vino al 12% contiene circa 12 grammi di alcol. La quantità è simile in una bottiglia di birra da 330 ml al 5% oppure in 40 ml di un distillato al 40%.

Il confronto tra queste bevande riguarda l'etanolo contenuto, cioè la sostanza al centro dello studio. Naturalmente, il consumo complessivo dipende anche dalle dimensioni delle porzioni e dalla frequenza.

Un bicchiere di vino ogni sera può quindi superare leggermente la dose di 10 grammi utilizzata dai ricercatori per presentare le loro stime. Questo dettaglio conta quando si interpretano i risultati: le percentuali riportate nello studio si riferiscono a quantità precise, mentre il generico «bicchiere di vino» può significare cose diverse.

Che cosa hanno scoperto i ricercatori?

Lo studio è stato realizzato nell'ambito del Global Burden of Disease 2023, un programma internazionale che raccoglie e analizza dati sulle principali cause di malattia e morte.

Gli autori hanno condotto sedici revisioni sistematiche, riunendo studi di coorte e studi caso-controllo pubblicati nell'arco di diversi decenni. Hanno poi esaminato come cambiava il rischio delle malattie all'aumentare del consumo di alcol.

Tra gli esiti considerati figuravano dieci tumori, quattro malattie cardiovascolari e altre condizioni, tra cui cirrosi, pancreatite e diabete di tipo 2.

L'associazione tra alcol e cancro era già conosciuta. Il contributo principale di questa ricerca sta nell'aver applicato lo stesso metodo statistico a malattie differenti, cercando di tenere conto anche delle discrepanze e delle possibili distorsioni presenti negli studi.

Per i tumori, il quadro che emerge è piuttosto coerente: all'aumentare del consumo cresce anche il rischio. Gli autori osservano questa relazione per nove delle dieci sedi tumorali esaminate, anche a quantità inferiori a 10 grammi al giorno. Per il tumore dello stomaco, invece, l'evidenza rimane più debole [1].

Le differenze più interessanti riguardano l'entità dell'aumento e il grado di affidabilità delle stime.

Quali tumori sono maggiormente associati all'alcol?

Le associazioni più solide riguardano soprattutto alcuni tumori della parte superiore dell'apparato digerente e respiratorio.

Il risultato più convincente è quello relativo al tumore della faringe, escluso il nasofaringe. Seguono, con livelli diversi di evidenza, i tumori della laringe, del colon-retto e della bocca.

Per confrontare i risultati, i ricercatori hanno utilizzato il metodo Burden of Proof, sviluppato per valutare in modo prudente la forza delle associazioni epidemiologiche.

Il sistema assegna da zero a cinque stelle. Il punteggio tiene conto della dimensione dell'effetto e dell'incertezza degli studi: una stima di rischio elevata, se molto imprecisa, non ottiene necessariamente una valutazione alta.

Il tumore della faringe è l'unico esito che raggiunge cinque stelle. Il metodo conservativo indica, nell'intervallo abituale di consumo considerato dall'analisi, un aumento del rischio di almeno il 105%.

Quel 105% non è il rischio attribuito a un bicchiere di vino al giorno. Deriva da una misura statistica che considera un intervallo più ampio di esposizioni. Alla dose specifica di 10 grammi al giorno, la stima media per il tumore della faringe è molto più contenuta: un rischio relativo di 1,16, equivalente a un aumento del 16% rispetto al gruppo di riferimento.

Per i tumori della laringe, del colon-retto e del cavo orale, le evidenze ricevono tre stelle. Altre sedi, tra cui mammella, esofago, fegato, pancreas e prostata, ottengono due stelle: emergono associazioni con l'alcol, ma con un grado inferiore di solidità o effetti medi più piccoli.

Questo spiega perché sarebbe fuorviante parlare di un unico aumento del rischio di cancro associato al consumo di alcol. Le diverse forme tumorali hanno frequenze, fattori di rischio e relazioni con l'esposizione molto differenti.

Quanto aumenta il rischio con 10 grammi al giorno?

La Tabella 3 dello studio permette di esaminare le stime riferite alla stessa quantità di alcol.

A 10 grammi di etanolo al giorno, i ricercatori riportano un aumento relativo medio del rischio pari al 13% per il tumore della mammella, al 17% per quello del colon-retto, al 23% per la laringe e al 16% per la faringe [1].

Per altre sedi le stime sono meno precise. Nel caso dell'esofago, per esempio, l'aumento medio è del 32%, ma l'intervallo di incertezza è molto ampio: dal valore corrispondente all'assenza di aumento fino a un rischio superiore del 75%. Per fegato e prostata, invece, gli aumenti medi stimati sono piccoli e i risultati sono vicini all'assenza di associazione.

Gli intervalli di incertezza indicano quanto possa variare la stima sulla base dei dati e del metodo utilizzato. Quando sono molto ampi, il numero centrale va interpretato con maggiore prudenza.

Rischio relativo medio di otto sedi tumorali a 10 grammi di etanolo al giorno. Le barre mostrano gli intervalli di incertezza al 95%. Fonte: Dai et al., Nature Health, 2026.

Il grafico confronta otto sedi tumorali alla stessa dose giornaliera. Mostra sia le stime medie sia la loro incertezza, che è fondamentale per interpretare correttamente le differenze.

Nel complesso, lo studio segnala associazioni con un rischio più elevato anche sotto i 10 grammi al giorno per nove sedi tumorali: faringe, colon-retto, laringe, labbra e cavo orale, esofago, mammella, fegato, pancreas e prostata. Questo risultato conferma quanto già suggerito da precedenti metanalisi dose-risposta, tra cui quella pubblicata da Bagnardi e colleghi nel 2015 [2].

Resta però da chiarire che cosa rappresentino, nella pratica, percentuali come il 13% o il 23%.

Rischio relativo e rischio assoluto: perché la differenza conta

Quando leggiamo che un'abitudine aumenta del 20% il rischio di una malattia, possiamo facilmente attribuire a quel numero un significato diverso da quello reale.

In epidemiologia, il rischio relativo confronta la probabilità di un evento tra due gruppi. Un rischio relativo di 1,20 indica che, nel gruppo esposto, il rischio stimato è superiore del 20% rispetto al gruppo di riferimento.

Per capire quante persone in più potrebbero ammalarsi, però, serve conoscere il rischio iniziale.

Immaginiamo, per semplicità, una malattia che in un determinato periodo colpisca 5 persone su 100. Un aumento relativo del 20% porterebbe il numero atteso a 6 persone su 100: una persona in più.

Se invece la malattia interessasse inizialmente 20 persone su 100, lo stesso aumento relativo porterebbe a 24 casi su 100, cioè quattro in più.

Sono esempi puramente illustrativi, non stime sul cancro o sul consumo di vino.

Lo studio di Dai fornisce soprattutto rischi relativi associati a diverse quantità di alcol. Per tradurli in probabilità assolute servirebbero dati aggiuntivi sulla frequenza dei singoli tumori, sull'età, sul sesso e su altre caratteristiche della popolazione.

Il punto è importante anche per valutare il consumo personale. Fumo, predisposizione familiare e altri fattori possono modificare sensibilmente il rischio di partenza. Una percentuale ricavata da una metanalisi descrive una relazione osservata nelle popolazioni studiate, non la probabilità esatta che una determinata persona sviluppi un tumore.

Esiste una quantità di alcol priva di rischio?

Per diversi tumori, le curve dello studio mostrano un aumento del rischio già alle dosi più basse considerate. La tendenza prosegue con l'aumentare del consumo, anche se non sempre in maniera proporzionale.

È da risultati di questo tipo che deriva l'affermazione secondo cui non è stata individuata una soglia di consumo completamente sicura.

La distinzione è sottile, ma importante. Non aver identificato una soglia priva di rischio significa che i dati disponibili non permettono di indicare con sicurezza una quantità al di sotto della quale il rischio di tutti i tumori considerati rimanga invariato.

Allo stesso tempo, la quantità consumata continua a fare una grande differenza. Il rischio associato a 10 grammi di alcol al giorno non è paragonabile, per molte malattie, a quello associato a 40, 60 o più grammi.

Anche il metodo statistico impiegato dai ricercatori richiede qualche cautela interpretativa. Il Burden of Proof tiene conto delle differenze tra gli studi e utilizza una stima conservativa, cercando di evitare che associazioni incerte vengano presentate con eccessiva sicurezza [3].

Per questo alcuni tumori mostrano un aumento medio del rischio pur ottenendo una valutazione relativamente bassa nel sistema a stelle.

Nella comunicazione dei risultati, entrambe le informazioni sono necessarie: la direzione dell'associazione e la fiducia che possiamo attribuire alla sua dimensione.

Quanto sono affidabili questi risultati?

Le 843 ricerche esaminate sono studi osservazionali. Hanno seguito gruppi di persone nel tempo oppure confrontato le abitudini di persone con e senza determinate malattie.

Sono strumenti fondamentali per studiare gli effetti a lungo termine dell'alcol, ma presentano limiti inevitabili.

Uno dei principali riguarda la misurazione dei consumi. Spesso i partecipanti dichiarano quanto bevono attraverso questionari, con possibili errori di memoria o sottostime. Inoltre, le abitudini possono cambiare nel corso degli anni.

Un altro problema riguarda il gruppo degli astemi. Chi non beve potrebbe non aver mai consumato alcol oppure aver smesso in seguito a una malattia. Mescolare queste persone nello stesso gruppo può alterare il confronto con chi continua a bere. È il problema che nella letteratura viene chiamato sick quitting.

Ci sono poi i fattori confondenti: fumo, alimentazione, condizioni socioeconomiche e altre caratteristiche che possono influenzare contemporaneamente il consumo di alcol e il rischio di malattia.

Dai e colleghi hanno utilizzato procedure statistiche per limitare alcune di queste distorsioni e hanno incorporato nelle stime l'eterogeneità residua tra gli studi. Rimane comunque un margine di incertezza, particolarmente rilevante per le associazioni più deboli.

Lo studio si concentra inoltre sul consumo medio giornaliero. Non consente di confrontare in modo dettagliato tutti i possibili schemi di assunzione, come bere poco ogni giorno oppure concentrare la stessa quantità settimanale in poche occasioni.

Queste limitazioni richiedono prudenza nell'interpretazione delle singole percentuali. La relazione causale tra alcol e diverse forme tumorali, tuttavia, è già riconosciuta da organismi internazionali come l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

E il bicchiere di vino che farebbe bene al cuore?

Per molti anni il consumo moderato di vino è stato associato a un possibile effetto protettivo cardiovascolare. L'idea si basa soprattutto su studi osservazionali nei quali le persone che bevevano piccole quantità di alcol sembravano avere un rischio inferiore di alcune malattie rispetto agli astemi.

Anche l'analisi di Dai e colleghi ritrova relazioni di questo tipo per alcuni esiti, tra cui cardiopatia ischemica, ictus, diabete di tipo 2 e demenze.

Le curve assumono spesso una forma a J o a U: il rischio osservato diminuisce inizialmente rispetto all'astensione, per poi aumentare quando il consumo diventa più elevato.

I ricercatori, però, sottolineano quanto queste associazioni siano sensibili all'incertezza degli studi.

Per la cardiopatia ischemica, a 10 grammi di alcol al giorno il rischio relativo medio è 0,92. Il dato potrebbe suggerire una riduzione dell'8%, ma il relativo intervallo di incertezza, compreso tra 0,81 e 1,05, include anche l'assenza di effetto. Dopo l'applicazione del metodo conservativo, l'associazione riceve una sola stella [1].

A complicare ulteriormente il quadro ci sono gli studi di randomizzazione mendeliana, che utilizzano alcune varianti genetiche associate al consumo di alcol per studiarne gli effetti sulla salute. Queste analisi, pur avendo limiti propri, generalmente non confermano il presunto beneficio cardiovascolare del consumo moderato [4].

Anche grandi analisi precedenti, come quella pubblicata su The Lancet nel 2018, avevano messo in discussione le soglie di consumo tradizionalmente considerate a basso rischio [5].

Nel complesso, quindi, le associazioni favorevoli osservate in alcune popolazioni rimangono insufficienti per raccomandare di iniziare a bere per proteggere il cuore. Nella valutazione della salute generale devono inoltre essere considerate insieme ai rischi tumorali e agli altri effetti dell'alcol.

Che cosa possiamo concludere?

Lo studio del 2026 conferma che il consumo di alcol è associato a un aumento del rischio di diverse forme tumorali, anche quando le quantità sono relativamente basse. La relazione appare particolarmente solida per alcuni tumori della faringe, della laringe, del colon-retto e del cavo orale. Per altre sedi gli aumenti stimati sono più piccoli oppure accompagnati da maggiori incertezze.

Un bicchiere di vino al giorno rappresenta un'esposizione modesta rispetto a consumi elevati, ma non può essere considerato automaticamente privo di rischio. Le quantità contano e, per i tumori associati all'alcol, il rischio tende ad aumentare con il consumo.

Le ricerche disponibili non consentono di stabilire quale sarà il rischio personale di un singolo individuo sulla base del numero di bicchieri che beve. Offrono però informazioni sufficienti per una considerazione pratica: ridurre il consumo di alcol significa ridurre l'esposizione a una sostanza riconosciuta come cancerogena.

Quanto ai benefici cardiovascolari storicamente attribuiti al vino, le evidenze rimangono troppo incerte per considerarli una ragione per bere.

Chi scrive

Andrea De Gol

Infermiere di sala operatoria

Infermiere di sala operatoria e fondatore di MyStackLabs. Studia integratori alimentari e medicina basata sulle evidenze applicando alla divulgazione scientifica lo stesso rigore richiesto dalla pratica clinica in sala operatoria.

Domande frequenti

Nello studio del 2026, consumi intorno ai 10 g di etanolo al giorno — e anche inferiori — risultano associati a rischi relativi più alti per diverse sedi tumorali rispetto a chi non beve. Ampiezza e solidità dell'associazione cambiano da tumore a tumore. I dati descrivono associazioni di popolazione, non una previsione personale.

Indica un rischio circa del 20% più alto rispetto al gruppo di confronto. Non significa che 20 persone su 100 si ammalino: l'impatto assoluto dipende dal rischio di base. Lo studio riporta soprattutto rischi relativi dose–risposta.

Per diversi tumori lo studio non identifica una soglia sotto la quale il rischio associato sia indistinguibile dall'astensione. Un bicchiere non equivale comunque a un consumo elevato: il rischio tende a crescere con la dose.

Restano associazioni osservazionali a forma di J o U su alcuni esiti cardiovascolari e metabolici, ma dopo i metodi conservativi sono più incerte e spesso non sono supportate dalla randomizzazione mendeliana. Gli autori non raccomandano di bere per ottenere benefici di salute.

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Riferimenti scientifici

Fonti scientifiche dell'articolo. I preprint senza PMID compaiono con DOI.

  1. 1

    Dai X, Nicholson SI, Lawlor HR, et al. (2026). Health effects associated with alcohol consumption: a Burden of Proof study. Nature Health

    Meta-analisi

    16 revisioni, 843 studi, 20 esiti. Dose–risposta con Burden of Proof. Rischi tumorali già a basse dosi; curve a J/U su alcuni esiti cardiometabolici con evidenza più fragile.

    Visualizza su PubMed →
  2. 2

    Bagnardi V, Rota M, Botteri E, et al. (2015). Alcohol consumption and site-specific cancer risk: a comprehensive dose-response meta-analysis. British Journal of Cancer

    Meta-analisi

    Sintesi dose–risposta precedente su tumori sito-specifici: contesto storico rispetto alla rivalutazione 2026.

    Visualizza su PubMed →
  3. 3

    Zheng P, Afshin A, Biryukov S, et al. (2022). The Burden of Proof studies: assessing the evidence of risk. Nature Medicine

    Metodo

    Descrizione del framework BPRF, ROS e rating a stelle usato per confrontare in modo conservativo evidenze rischio–esito.

    Visualizza su PubMed →
  4. 4

    Holmes MV, Dale CE, Zuccolo L, et al. (2014). Association between alcohol and cardiovascular disease: Mendelian randomisation analysis based on individual participant data. BMJ

    Randomizzazione mendeliana

    Analisi genetica sul consumo di alcol e malattia cardiovascolare: non supporta facilmente un beneficio «protettivo» del consumo moderato.

    Visualizza su PubMed →
  5. 5

    Wood AM, Kaptoge S, Butterworth AS, et al. (2018). Risk thresholds for alcohol consumption: combined analysis of individual-participant data for 599 912 current drinkers in 83 prospective studies. The Lancet

    Analisi individuale

    Soglie di rischio su grandi coorti di bevitori attuali: contesto sulle linee guida e sulla dose, distinto dallo studio Dai 2026.

    Visualizza su PubMed →

Nota editoriale

Fonte primaria: Dai et al., Nature Health 2026 (PMID 42688145). Nello studio 1 standard drink = 10 g di etanolo/die. I RR a 10 g/die citati derivano da Tabella 3 e dal testo; la forza BPRF (stelle) non coincide con la sola ampiezza del RR medio. Nessun rischio assoluto individuale inventato.

Questo articolo ha scopo informativo. Non sostituisce il parere di un medico. Non è un consiglio di consumo o astensione individualizzato.