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probiotico

Butirrato (Butyrate)

Acido grasso a catena corta (SCFA); principale nutrimento dei colonociti, riduce l’infiammazione intestinale.

Evidenza moderata7 benefici studiati
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Illustrazione editoriale di Butirrato (Butyrate), categoria probiotico

Panoramica

Il punto meno intuitivo è che il butirrato non “colonizza” l’intestino: è un metabolita, quindi tecnicamente un postbiotico, non un probiotico vivo. Il colon umano ne produce già circa 10–20 mmol al giorno dalla fermentazione delle fibre, e l’integrazione prova a compensare una produzione bassa o a portare butirrato in forma protetta fino al colon. Ha senso soprattutto in persone con sintomi intestinali funzionali, diverticolosi sintomatica o malattie infiammatorie intestinali seguite dal gastroenterologo, dove esistono piccoli studi clinici con sodio butirrato microincapsulato o formulazioni rettali. Non ha molto senso prenderlo “per il microbiota” se dieta, fibra e tolleranza intestinale sono già buone: in quel caso aumentare gradualmente fibre fermentabili spesso agisce più a monte e con più logica biologica. Le dosi commerciali da 300–600 mg sono inferiori a quelle usate in diversi studi su colite o Crohn, arrivati a 4 g/die. Le prove non giustificano promesse su dimagrimento, glicemia o immunità generale. È più un intervento mirato sul colon che un integratore sistemico: se i sintomi sono diarrea con sangue, calo ponderale, febbre o dolore notturno, serve diagnosi medica, non butirrato da banco.

Meccanismo d'azione

Il butirrato è il principale substrato energetico dei colonociti: entra nelle cellule tramite trasportatori come MCT1/SLC16A1 e SMCT1/SLC5A8, viene ossidato nei mitocondri e contribuisce a mantenere un ambiente epiteliale relativamente ipossico, favorevole alla stabilizzazione di HIF-1 e alla barriera mucosale. A livello immunitario agisce anche come ligando di recettori per acidi grassi a catena corta, soprattutto FFAR2/GPR43, FFAR3/GPR41 e HCAR2/GPR109A, modulando neutrofili, macrofagi e cellule epiteliali. Un secondo meccanismo è l’inibizione delle istone-deacetilasi, in particolare HDAC1 e HDAC3, con effetti sull’espressione genica, sulla produzione di mucina, sulle tight junction e sulla differenziazione delle cellule T regolatorie FOXP3+. Questi passaggi spiegano la riduzione di segnali come NF-κB e citochine pro-infiammatorie osservata in modelli cellulari e animali. Nell’uomo, però, molte evidenze meccanicistiche derivano da clisteri, biopsie o studi molto piccoli: non si può assumere che una capsula da 300 mg produca nel colon le stesse concentrazioni raggiunte con 80–100 mmol/L per via rettale.

Benefici e livello di evidenza

Classificazione basata sulla qualità e quantità degli studi disponibili.

Riduzione di dolore e urgenza nell’IBS

Moderata

Lo studio clinico più citato è quello di Banasiewicz su 66 adulti con sindrome dell’intestino irritabile, trattati con sodio butirrato microincapsulato come aggiunta alla terapia standard per 4 settimane e seguiti fino a 12 settimane. La dose riportata era 300 mg/die. Rispetto al controllo, sono diminuiti dolore durante la defecazione, urgenza e sensazione di evacuazione incompleta. Il limite è la dimensione ridotta e l’uso come coadiuvante, non come terapia isolata.

Controllo dei sintomi nella diverticolosi

Limitata

In uno studio randomizzato su 52 persone con diverticolosi, Banasiewicz e colleghi hanno usato sodio butirrato microincapsulato 300 mg/die per 12 mesi. Il gruppo trattato ha avuto meno episodi di diverticolite e meno disturbi addominali rispetto al placebo. È un risultato pratico interessante perché la durata era lunga, ma resta un singolo studio piccolo: non sostituisce fibra, gestione della stipsi o terapia antibiotica quando c’è diverticolite acuta.

Supporto nella colite ulcerosa distale

Limitata

Nella colite ulcerosa distale, diversi studi hanno usato butirrato per via rettale, non capsule. Scheppach trattò 10 pazienti con clisteri di sodio butirrato 100 mmol/L per 2 settimane, osservando miglioramento clinico ed endoscopico. Vernia riportò benefici aggiungendo butirrato topico alla mesalazina in malattia distale refrattaria. Sono dati coerenti con un’azione locale sul colon, ma non dimostrano che 300–600 mg orali bastino nelle riacutizzazioni.

Miglioramento dell’attività nel Crohn lieve-moderato

Limitata

Di Sabatino e colleghi hanno trattato 13 pazienti con malattia di Crohn ileocolica lieve-moderata usando butirrato orale 4 g/die per 8 settimane, in uno studio aperto senza placebo. Nove pazienti hanno avuto risposta clinica e sette sono entrati in remissione secondo CDAI. Il dato è promettente ma fragile: campione minuscolo, nessun cieco, dose molto superiore a quella tipica da banco e popolazione selezionata.

Protezione della barriera e dello stress ossidativo colico

Limitata

Hamer e colleghi hanno studiato mucosa colica umana dopo somministrazione rettale di butirrato, misurando marcatori ossidativi su biopsie. Il lavoro ha mostrato modulazione di parametri legati a glutatione e stress ossidativo, confermando un effetto locale misurabile nell’uomo. È però un endpoint biologico, non un miglioramento clinico diretto, e la via rettale produce concentrazioni locali che una capsula orale può non replicare.

Regolazione immunitaria e cellule T regolatorie

Limitata

Furusawa e colleghi hanno dimostrato in modelli murini che il butirrato derivato dal microbiota aumenta la differenziazione di cellule T regolatorie coliche FOXP3+ tramite inibizione delle HDAC. Singh ha poi collegato il recettore GPR109A alla riduzione di infiammazione e carcinogenesi colica in animali. È un meccanismo solido sul piano biologico, ma resta preclinico: non prova che l’integratore riduca malattie autoimmuni o rischio oncologico nell’uomo.

Effetti su insulino-resistenza e metabolismo

Mista

Bouter ha testato sodio butirrato orale 4 g/die per 4 settimane in soggetti magri e con sindrome metabolica. Nei partecipanti con sindrome metabolica non si è osservato un miglioramento clinicamente convincente della sensibilità insulinica o dei principali marker metabolici; alcuni segnali favorevoli comparivano nei soggetti magri. Per chi cerca controllo del peso o glicemia, le prove dirette sono quindi negative o troppo deboli rispetto a dieta, attività fisica e farmaci indicati.

Legenda livelli di evidenza

ForteModerataLimitataMista

Dosaggio indicativo

Negli studi intestinali le dosi non coincidono sempre con il range commerciale. Nell’IBS e nella diverticolosi sono stati usati 300 mg/die di sodio butirrato microincapsulato, rispettivamente per 4 settimane con follow-up a 12 settimane e per 12 mesi. Nel Crohn lieve-moderato lo studio aperto ha usato 4 g/die per 8 settimane. Nella colite ulcerosa distale i dati più diretti arrivano da clisteri di sodio butirrato 80–100 mmol/L, quindi non sono trasferibili a una capsula. La forma più sensata per uso orale è microincapsulata o gastroresistente, perché il butirrato libero ha odore sgradevole, viene assorbito precocemente e può arrivare meno al colon. Tributirina è un profarmaco lipidico più tollerabile, liberato da lipasi, ma non ha prove cliniche superiori nelle indicazioni intestinali comuni. In etichetta controllare milligrammi reali di butirrato o di sale, tipo di sale, quota di sodio, rivestimento, eccipienti FODMAP e dose per capsula.

Sicurezza e controindicazioni

Il butirrato orale è di solito ben tollerato, ma può dare nausea, crampi, gonfiore, feci molli e odore intenso di rancido. Le interazioni clinicamente documentate sono poche; il punto pratico è evitare assunzioni autonome ad alte dosi se si usano inibitori delle istone-deacetilasi come vorinostat, romidepsin o panobinostat, o valproato, perché il butirrato ha la stessa direzione farmacodinamica anche se molto più debole. Chi assume mesalazina, corticosteroidi, azatioprina, metotrexato, infliximab, adalimumab, ustekinumab o vedolizumab non deve sostituire la terapia con butirrato: negli studi era al massimo aggiuntivo. Prudenza in insufficienza renale, scompenso cardiaco o ipertensione sensibile al sodio, perché il sodio butirrato aggiunge sodio. In gravidanza, allattamento e bambini mancano dati di dosaggio affidabili. Con diarrea ematica, febbre, anemia, dimagrimento o dolore notturno serve valutazione medica prima di qualsiasi prova.

Compatibilità con altri integratori

Ingredienti che si combinano bene in uno stack.

PsillioInulina a basso dosaggioGomma di guar parzialmente idrolizzataLactobacillus plantarum 299vBifidobacterium longumSaccharomyces boulardiiOmega-3Vitamina DCurcumina

Riferimenti scientifici

Studi selezionati a supporto del profilo informativo.

  1. 1

    Firoozi D, Masoumi SJ, Mohammad-Kazem Hosseini Asl S, Labbe A, Razeghian-Jahromi I, Fararouei M, Lankarani KB, Dara M (2024). Effects of short-chain fatty acid-butyrate supplementation on expression of circadian-clock genes, sleep quality, and inflammation in patients with active ulcerative colitis: a double-blind randomized controlled trial. Lipids in health and disease

    RCT

    Studio randomizzato in doppio cieco su 36 pazienti con colite ulcerosa attiva: sodio butirrato per 12 settimane, rispetto a placebo, ha ridotto calprotectina fecale e hs-CRP, aumentato l’espressione di CRY1, CRY2, PER1 e BMAL1 nel sangue, e migliorato qualità del sonno e della vita.

    Visualizza su PubMed
  2. 2

    Banasiewicz T, Krokowicz Ł, Stojcev Z, Kaczmarek BF, Kaczmarek E, Maik J, Marciniak R, Krokowicz P, Walkowiak J, Drews M (2013). Microencapsulated sodium butyrate reduces the frequency of abdominal pain in patients with irritable bowel syndrome. Colorectal disease : the official journal of the Association of Coloproctology of Great Britain and Ireland

    RCT

    In 66 pazienti con sindrome dell’intestino irritabile già in terapia farmacologica standard, il sodio butirrato microincapsulato come trattamento aggiuntivo è stato confrontato con placebo. Dopo 4 settimane diminuiva significativamente il dolore alla defecazione; a 12 settimane miglioravano urgenza e abitudini intestinali, senza riduzione significativa della severità complessiva dei sintomi.

    Visualizza su PubMed
  3. 3

    Di Sabatino A, Morera R, Ciccocioppo R, Cazzola P, Gotti S, Tinozzi FP, Tinozzi S, Corazza GR (2005). Oral butyrate for mildly to moderately active Crohn's disease. Alimentary pharmacology & therapeutics

    Journal Article

    Tredici pazienti con malattia di Crohn ileocolonica lieve-moderata hanno ricevuto butirrato orale 4 g/die per 8 settimane. Nove hanno risposto, sette raggiungendo remissione. Sono migliorati punteggi endoscopici e istologici ileocecali, con riduzione di leucociti, VES e livelli mucosali di NF-kappaB e IL-1beta.

    Visualizza su PubMed
  4. 4

    Reyes RE, Gao L, Zhang Z, Davies DL, Asatryan L (2022). Supplementation with sodium butyrate protects against antibiotic-induced increases in ethanol consumption behavior in mice. Alcohol (Fayetteville, N.Y.)

    Journal Article

    In topi maschi C57BL/6J adulti, la supplementazione ad libitum di sodio butirrato nell’acqua ha prevenuto l’aumento del consumo di etanolo indotto da un cocktail antibiotico e ha ridotto la preferenza per etanolo. Non ha modificato i cambiamenti di diversità e composizione del microbiota causati dagli antibiotici.

    Visualizza su PubMed
  5. 5

    Majka Z, Zapala B, Krawczyk A, Czamara K, Mazurkiewicz J, Stanek E, Czyzynska-Cichon I, Kepczynski M, Salamon D, Gosiewski T, Kaczor A (2024). Direct oral and fiber-derived butyrate supplementation as an anti-obesity treatment via different targets. Clinical nutrition (Edinburgh, Scotland)

    Journal Article

    In giovani topi maschi C57BL/6J con obesità indotta da dieta ricca di grassi, sodio butirrato orale al 5% e β-glucano al 4% hanno mostrato effetti anti-obesità tramite bersagli diversi. Il butirrato ha inibito più efficacemente l’aumento di peso e modificato tessuto adiposo; β-glucano ha agito soprattutto sul microbioma intestinale.

    Visualizza su PubMed
  6. 6

    Li C, Chen J, Zhao M, Liu M, Yue Z, Liu L, Li F (2022). Effect of sodium butyrate on slaughter performance, serum indexes and intestinal barrier of rabbits. Journal of animal physiology and animal nutrition

    Journal Article

    In 600 conigli svezzati, una dieta con 0,5% di sodio butirrato è stata confrontata con dieta basale e dieta con antibiotico per 28 giorni. Il butirrato ha aumentato peso e resa alla macellazione, modificato indici sierici inclusa AST, rafforzato le giunzioni strette intestinali e migliorato la composizione microbica.

    Visualizza su PubMed

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Scheda rapida

Categoria
probiotico
Evidenza massima
Moderata
Benefici
7
Studi citati
6

Contenuto informativo. Non sostituisce il parere medico.

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