Panoramica
Il cardo mariano non ha dimostrato di “rigenerare” il fegato in senso clinico: il dato più solido riguarda riduzioni modeste di ALT, AST e marker metabolici in persone con steatosi epatica metabolica o diabete tipo 2, non la guarigione di cirrosi, epatite virale o danno epatico avanzato. La silimarina è una miscela di flavonolignani, soprattutto silibina, usata negli studi a 140 mg tre volte al giorno oppure 200 mg tre volte al giorno; nello studio JAMA su 154 pazienti con epatite C, anche 420 o 700 mg tre volte al giorno per 24 settimane non hanno normalizzato l’ALT. Ha senso valutarla quando c’è fegato grasso associato a insulino-resistenza, ALT lievemente elevate e un piano già attivo su peso, alcol, farmaci e dieta. Non ha senso usarla per “detox”, dopo abbuffate o come scudo per continuare alcol, paracetamolo ad alte dosi o steroidi anabolizzanti. Nella cirrosi compensata i dati sono contraddittori; nella cirrosi scompensata, nell’epatite acuta grave e nell’avvelenamento da funghi serve assistenza medica, non un integratore orale.
Meccanismo d'azione
La silimarina agisce soprattutto come modulatore di stress ossidativo e infiammazione, ma gran parte del meccanismo deriva da modelli cellulari e animali, non da biopsie umane seriali. La silibina attiva il pathway Nrf2/ARE, aumentando enzimi antiossidanti come glutatione-S-transferasi, superossido dismutasi e catalasi, e riduce la segnalazione NF-κB, con minore trascrizione di TNF-α, IL-1β e COX-2. Nei modelli di fibrosi epatica inibisce l’attivazione delle cellule stellate e la via TGF-β/Smad, riducendo sintesi di collagene; questo però non si traduce automaticamente in regressione della fibrosi nell’uomo. Un altro meccanismo plausibile è la stabilizzazione della membrana degli epatociti e la riduzione dell’ingresso di tossine tramite trasportatori epatici, rilevante per la silibinina endovenosa nell’avvelenamento da amatossine, non per le capsule da banco. La biodisponibilità orale è bassa perché i flavonolignani subiscono glucuronidazione, solfatazione e circolo enteroepatico; per questo formulazioni con fosfatidilcolina o fitosomi producono concentrazioni plasmatiche più alte rispetto all’estratto standard.
Ambiti studiati: risultati e limiti
Il livello delle prove riguarda il singolo esito, non garantisce un beneficio. Leggi popolazione, risultati e limiti di ogni voce.
Riduzione degli enzimi epatici nella steatosi metabolica
ModerataNella NAFLD/MASLD il segnale clinico è reale ma non definitivo. Loguercio et al. hanno trattato 138 pazienti per 12 mesi con un complesso silibina-fosfatidilcolina più vitamina E: ALT, AST, gamma-GT, HOMA-IR e alcuni parametri istologici sono migliorati rispetto al controllo. Il limite è importante: non era silimarina isolata, quindi il beneficio non si può attribuire solo al cardo mariano.
Miglioramento del controllo glicemico nel diabete tipo 2
ModerataHuseini et al. hanno randomizzato 51 persone con diabete tipo 2 a silimarina 200 mg tre volte al giorno o placebo per 4 mesi, in aggiunta alla terapia abituale. Nel gruppo silimarina la glicemia a digiuno è scesa circa da 156 a 133 mg/dL e l’HbA1c da 7,82% a 6,78%, con miglioramento anche dei lipidi. È un dato utile, ma viene da campioni piccoli e va gestito con i farmaci antidiabetici.
Riduzione di transaminasi durante chemioterapia epatotossica
LimitataNel trial pilota di Ladas et al., 50 bambini con leucemia linfoblastica acuta e transaminasi elevate durante chemioterapia hanno ricevuto estratto di cardo mariano o placebo per 28 giorni. Alla valutazione successiva l’AST era significativamente più bassa nel gruppo trattato, mentre l’ALT mostrava solo una tendenza. Il campione era piccolo e il contesto oncologico richiede supervisione specialistica: non è un uso da automedicazione.
Sintomi nell’epatite acuta non complicata
LimitataEl-Kamary et al. hanno studiato 105 adulti egiziani con epatite acuta clinica usando silimarina 420 mg al giorno per 4 settimane. Alcuni sintomi, come nausea, anoressia e dolore al quadrante superiore destro, si sono risolti più rapidamente, ma bilirubina, ALT e AST non sono migliorate in modo convincente rispetto al placebo. In pratica: possibile effetto sintomatico, nessuna prova che acceleri la guarigione epatica.
Avvelenamento da Amanita phalloides con silibinina endovenosa
LimitataLa silibinina endovenosa è usata in Europa nell’avvelenamento da amatossine perché può bloccare l’ingresso della tossina negli epatociti tramite trasportatori OATP. Enjalbert et al. hanno analizzato retrospettivamente oltre 2000 casi di intossicazione da amatossine e riportato mortalità più bassa nei pazienti trattati con silibinina rispetto ad altre strategie. Questo non giustifica capsule orali: è un trattamento ospedaliero tempo-dipendente.
Sopravvivenza nella cirrosi: risultato non stabile
MistaFerenci et al. hanno trattato 170 pazienti con cirrosi con silimarina 140 mg tre volte al giorno per una mediana di 41 mesi: la sopravvivenza a 4 anni fu 58% contro 39% nel placebo, con effetto maggiore nei pazienti con cirrosi alcolica e Child A. Però Parés et al., in circa 200 pazienti con cirrosi alcolica trattati per 2 anni, non hanno confermato un vantaggio su mortalità o complicanze.
Epatite C cronica: beneficio clinico non dimostrato
MistaLo studio più pulito è quello di Fried et al. su 154 adulti con epatite C cronica non responsivi all’interferone. Silimarina 420 mg o 700 mg tre volte al giorno per 24 settimane non ha aumentato la quota di pazienti con ALT normale o riduzione di ALT almeno del 50% rispetto al placebo. Non c’è effetto antivirale clinicamente utile: non sostituisce terapie antivirali dirette.
Legenda livelli di evidenza
Dosi e contesto d’uso
Le dosi cliniche più usate sono 140 mg di silimarina tre volte al giorno nella cirrosi, 200 mg tre volte al giorno nel diabete tipo 2 e 420 mg al giorno nell’epatite acuta. Nell’epatite C sono stati testati dosaggi molto più alti, 420 o 700 mg tre volte al giorno per 24 settimane, senza beneficio clinico; aumentare la dose non è quindi una strategia razionale. Gli estratti standardizzati dichiarano spesso 70–80% silimarina, ma il dato più utile è il contenuto di silibina/silibinina, la frazione più studiata. Le formulazioni silibina-fosfatidilcolina o fitosoma hanno biodisponibilità superiore perché migliorano solubilità e assorbimento intestinale; molti risultati nella NAFLD derivano proprio da questi complessi, non da polvere di semi. In etichetta controlla milligrammi di silimarina per dose giornaliera, standardizzazione, forma chimica, presenza di vitamina E o altri attivi, lotto e analisi per metalli pesanti e contaminanti botanici.
Sicurezza e controindicazioni
La silimarina è generalmente ben tollerata: negli studi clinici gli eventi più comuni sono nausea, diarrea, gonfiore, cefalea e prurito, di solito lievi. Le interazioni più concrete riguardano i farmaci antidiabetici: con insulina, glibenclamide, glimepiride, gliclazide, metformina o pioglitazone può sommarsi l’effetto ipoglicemizzante; chi la usa dovrebbe controllare glicemia e HbA1c, non aggiungerla alla cieca. In vitro può modulare CYP2C9, CYP3A4, UGT e trasportatori OATP/P-gp: cautela con warfarin, fenitoina, tacrolimus, ciclosporina, sirolimus, irinotecan, methotrexate e statine come atorvastatina o rosuvastatina, soprattutto se il margine terapeutico è stretto. Evitala in allergia ad Asteraceae/Compositae, per rischio di reazioni cutanee o respiratorie. In gravidanza e allattamento mancano dati robusti di sicurezza. In cirrosi scompensata, ittero progressivo, INR elevato o dolore addominale acuto non va usata per ritardare la valutazione medica.
Altri ingredienti da approfondire
Questi collegamenti non dimostrano efficacia o sicurezza della combinazione e non verificano le interazioni.
Riferimenti scientifici
Studi selezionati a supporto del profilo informativo.
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Jacobs BP, Dennehy C, Ramirez G, Sapp J, Lawrence VA (2002). Milk thistle for the treatment of liver disease: a systematic review and meta-analysis. The American journal of medicine
Meta-analisie di 14 studi randomizzati controllati con placebo sul cardo mariano nelle malattie epatiche. Il trattamento è risultato sicuro e ben tollerato, ma non ha ridotto mortalità né migliorato istologia, aminotransferasi, albumina o tempi di protrombina; i dati restano insufficienti per escludere benefici o danni rilevanti.
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El-Kamary SS, Shardell MD, Abdel-Hamid M, Ismail S, El-Ateek M, Metwally M, Mikhail N, Hashem M, Mousa A, Aboul-Fotouh A, El-Kassas M, Esmat G, Strickland GT (2009). A randomized controlled trial to assess the safety and efficacy of silymarin on symptoms, signs and biomarkers of acute hepatitis. Phytomedicine : international journal of phytotherapy and phytopharmacology
RCTStudio randomizzato, controllato con placebo e in cieco su 105 pazienti egiziani con epatite clinica acuta. Silymarin 140 mg tre volte al giorno per quattro settimane è stato ben tollerato, senza eventi avversi, e ha accelerato la risoluzione di urine scure, ittero e ittero sclerale, con riduzione della bilirubina indiretta.
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Li S, Duan F, Li S, Lu B (2024). Administration of silymarin in NAFLD/NASH: A systematic review and meta-analysis. Annals of hepatology
Meta-analisiVia incertadi 26 studi randomizzati controllati, con 2.375 pazienti con NAFLD/NASH, ha valutato silymarin. L’intervento ha ridotto colesterolo totale, trigliceridi, LDL-C, insulina a digiuno, ALT, AST, fatty liver index e score, aumentato HDL-C e migliorato la steatosi istologica; gli autori richiedono ulteriori conferme.
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Jin Y, Wang X, Chen K, Chen Y, Zhou L, Zeng Y, Zhou Y, Pan Z, Wang D, Li Z, Liang Y, Ling W, Li D (2024). Silymarin decreases liver stiffness associated with gut microbiota in patients with metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Lipids in health and disease
RCTTrial randomizzato, doppio cieco, controllato con placebo, di 24 settimane su 83 pazienti con MASLD. Silymarin 103,2 mg/die ha ridotto significativamente rigidità epatica, GGT e ApoB, senza effetti su steatosi FibroScan, variabili biochimiche, fisiche o indici APRI/FIB-4. L’analisi fecale ha mostrato maggiore diversità microbica e arricchimento di Oscillospiraceae.
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Fried MW, Navarro VJ, Afdhal N, Belle SH, Wahed AS, Hawke RL, Doo E, Meyers CM, Reddy KR, Silymarin in NASH and C Hepatitis (SyNCH) Study Group (2012). Effect of silymarin (milk thistle) on liver disease in patients with chronic hepatitis C unsuccessfully treated with interferon therapy: a randomized controlled trial. JAMA
RCTStudio multicentrico, doppio cieco, controllato con placebo, su 154 persone con infezione cronica da HCV e precedente fallimento della terapia con interferone. Silymarin 420 o 700 mg tre volte al giorno per 24 settimane non ha migliorato significativamente ALT, HCV RNA o qualità di vita rispetto al placebo; eventi avversi comparabili.
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Gillessen A, Schmidt HH (2020). Silymarin as Supportive Treatment in Liver Diseases: A Narrative Review. Advances in therapy
Revisione sistematicaRevisione narrativa su silymarin, estratto dai semi di cardo mariano, e malattie epatiche. L’abstract descrive meccanismi antiossidanti e modulazione di enzimi legati a danno cellulare, fibrosi e cirrosi, riporta studi clinici in diverse condizioni epatiche, possibile riduzione dei decessi epatici nella cirrosi e buona tollerabilità generale.
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Parés A, Planas R, Torres M, Caballería J, Viver JM, Acero D, Panés J, Rigau J, Santos J, Rodés J (1998). Effects of silymarin in alcoholic patients with cirrhosis of the liver: results of a controlled, double-blind, randomized and multicenter trial. Journal of hepatology
RCTStudio multicentrico randomizzato in doppio cieco su 200 alcolisti con cirrosi epatica: silimarina 150 mg tre volte al giorno è stata confrontata con placebo. Sopravvivenza, progressione dell’insufficienza epatica e decorso clinico risultarono simili; non furono osservati effetti collaterali rilevanti.
Visualizza su PubMed - 8
Wah Kheong C, Nik Mustapha NR, Mahadeva S (2017). A Randomized Trial of Silymarin for the Treatment of Nonalcoholic Steatohepatitis. Clinical gastroenterology and hepatology : the official clinical practice journal of the American Gastroenterological Association
RCTTrial randomizzato in doppio cieco su 99 adulti con steatoepatite non alcolica biopsia-provata: silimarina 700 mg tre volte al giorno per 48 settimane non aumentò significativamente la riduzione del NAS rispetto al placebo. Furono osservati segnali di riduzione della fibrosi e buona tollerabilità.
Visualizza su PubMed - 9
Mayer KE, Myers RP, Lee SS (2005). Silymarin treatment of viral hepatitis: a systematic review. Journal of viral hepatitis
Revisione sistematicaVia incertasulla silimarina nel trattamento dell’epatite virale cronica B e C. Tra 148 articoli, pochi trial erano pertinenti. La silimarina probabilmente riduce le transaminasi sieriche, ma non vi sono evidenze di effetti su carica virale o istologia epatica.
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Huseini HF, Larijani B, Heshmat R, Fakhrzadeh H, Radjabipour B, Toliat T, Raza M (2006). The efficacy of Silybum marianum (L.) Gaertn. (silymarin) in the treatment of type II diabetes: a randomized, double-blind, placebo-controlled, clinical trial. Phytotherapy research : PTR
RCTStudio clinico randomizzato in doppio cieco di 4 mesi su 51 pazienti con diabete di tipo II. Silimarina 200 mg tre volte al giorno più terapia convenzionale ridusse significativamente HbA1c, glicemia a digiuno, colesterolo totale, LDL, trigliceridi, SGOT e SGPT rispetto al placebo.
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Ladas EJ, Kroll DJ, Oberlies NH, Cheng B, Ndao DH, Rheingold SR, Kelly KM (2010). A randomized, controlled, double-blind, pilot study of milk thistle for the treatment of hepatotoxicity in childhood acute lymphoblastic leukemia (ALL). Cancer
RCTStudio pilota randomizzato in doppio cieco su 50 bambini con leucemia linfoblastica acuta e tossicità epatica: cardo mariano o placebo per 28 giorni. A 56 giorni AST era significativamente inferiore e ALT mostrava una tendenza. In vitro non antagonizzò vincristina o L-asparaginasi.
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Soleimani V, Delghandi PS, Moallem SA, Karimi G (2019). Safety and toxicity of silymarin, the major constituent of milk thistle extract: An updated review. Phytotherapy research : PTR
RevisioneVia incertaRevisione aggiornata su sicurezza e tossicità della silimarina, principale costituente dell’estratto di cardo mariano. Negli animali non emerge tossicità maggiore; nell’uomo è generalmente ben tollerata anche ad alte dosi, con disturbi gastrointestinali. Sono raccomandate cautela in gravidanza e con farmaci a finestra terapeutica stretta.
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Chi scrive
Andrea De Gol
Infermiere di sala operatoria
Infermiere di sala operatoria e fondatore di MyStackLabs. Studia integratori alimentari e medicina basata sulle evidenze applicando alla divulgazione scientifica lo stesso rigore richiesto dalla pratica clinica in sala operatoria.
Aggiornamento del contenuto: 04 giugno 2026

