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Vitamina D3

La vitamina D3, nota anche come colecalciferolo, è una forma liposolubile di vitamina D fondamentale per la salute ossea e il corretto funzionamento del sistema immunitario. Essa contribuisce

Evidenza forte7 benefici studiati
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Illustrazione editoriale di Vitamina D3, categoria vitamina

Panoramica

Il dato più utile da sapere è che la vitamina D3 funziona soprattutto quando corregge una carenza reale: negli studi su adulti già sufficienti, 2000 UI al giorno non hanno ridotto fratture, infarti o tumori in modo clinicamente convincente. Ha senso valutarla se si vive poco al sole, si ha pelle scura, obesità, malassorbimento, età avanzata, gravidanza a rischio, osteopenia, osteoporosi o terapia con farmaci che abbassano la vitamina D. Il parametro pratico è la 25-idrossivitamina D nel sangue: sotto 20 ng/mL si parla in genere di carenza, tra 20 e 30 ng/mL di insufficienza secondo molte linee cliniche, anche se le soglie non sono identiche in tutti i Paesi. Non ha molto senso prenderla “a prescindere” ad alte dosi se la 25-OH-D è già adeguata, il calcio è alto, ci sono calcoli renali ricorrenti o malattie granulomatose come sarcoidosi. La nota sulla K2 va ridimensionata: la K2 non aumenta l’assorbimento del calcio; semmai interviene nella carbossilazione di proteine che legano il calcio. È un possibile abbinamento, non una condizione obbligatoria per usare D3.

Meccanismo d'azione

La vitamina D3, o colecalciferolo, è biologicamente inattiva finché non viene idrossilata. Nel fegato l’enzima CYP2R1 la converte in 25-idrossivitamina D, il principale marker ematico; nel rene, CYP27B1 produce 1,25-diidrossivitamina D, la forma ormonale attiva. Questa si lega al vitamin D receptor, un recettore nucleare che dimerizza con RXR e regola la trascrizione di geni coinvolti nell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, tra cui TRPV6, calbindina e pompe calcio-ATPasi. Il risultato è una maggiore disponibilità minerale per osso e muscolo e una riduzione del paratormone quando la carenza viene corretta. Il VDR è presente anche in cellule immunitarie come monociti, macrofagi e linfociti T; qui la vitamina D modula NF-κB, peptidi antimicrobici come catelicidina e differenziazione T helper. Questa parte immunitaria è biologicamente plausibile e supportata da trial clinici su infezioni respiratorie, ma non giustifica dosi elevate come strategia universale. La produzione attiva extra-renale esiste, ma è regolata localmente e non equivale a un effetto sistemico garantito.

Benefici e livello di evidenza

Classificazione basata sulla qualità e quantità degli studi disponibili.

Correzione della carenza e protezione ossea negli anziani fragili

Forte

Il beneficio più solido riguarda persone carenti, anziane o istituzionalizzate, soprattutto quando l’apporto di calcio è basso. Nel trial di Chapuy su 3270 donne anziane in casa di riposo, 800 UI/die di vitamina D3 più 1200 mg/die di calcio per 18 mesi ridussero le fratture dell’anca del 43% e le fratture non vertebrali del 32%. Questo non significa che la D3 da sola prevenga fratture in adulti sani.

Prevenzione delle infezioni respiratorie acute

Moderata

La migliore evidenza viene dalla meta-analisi individuale di Martineau su 10.933 partecipanti in 25 trial: la supplementazione ridusse il rischio di almeno un’infezione respiratoria acuta, con effetto più netto nei soggetti con 25-OH-D sotto 25 nmol/L e con dosi giornaliere o settimanali, non boli mensili. L’effetto medio non è enorme: è più una riduzione del rischio in sottogruppi carenti che una protezione respiratoria generalizzata.

Riduzione del rischio di malattie autoimmuni

Moderata

Nel sottostudio VITAL pubblicato da Hahn, 25.871 adulti sono stati randomizzati a 2000 UI/die di vitamina D3, omega-3, entrambi o placebo per circa 5,3 anni. La vitamina D ridusse l’incidenza confermata di malattie autoimmuni con hazard ratio 0,78; l’effetto diventò più chiaro escludendo i primi due anni. È un risultato clinico reale, ma ottenuto in adulti sopra i 50 anni, non in giovani sani.

Mantenimento della funzione muscolare e rischio di cadute

Mista

La vitamina D migliora forza e controllo neuromuscolare soprattutto quando corregge carenza, ma i dati sulle cadute sono incoerenti. Una meta-analisi di Bischoff-Ferrari trovò una riduzione delle cadute con dosi superiori a 700 UI/die; al contrario, Sanders somministrò 500.000 UI una volta l’anno a 2256 donne anziane e osservò più cadute e fratture. Traduzione pratica: meglio dosi regolari moderate, non megadosi intermittenti.

Prevenzione delle fratture nella popolazione generale

Mista

Se non c’è carenza né osteoporosi, il risultato cambia. Nel trial VITAL-fracture, 25.871 adulti di mezza età e anziani hanno assunto 2000 UI/die di vitamina D3 o placebo per circa 5,3 anni: non ci fu riduzione significativa di fratture totali, non vertebrali o dell’anca. Questo studio pesa molto perché includeva persone non selezionate per bassa vitamina D o massa ossea ridotta.

Mortalità per cancro, non incidenza di cancro

Mista

Nel trial VITAL principale, 2000 UI/die di vitamina D3 in 25.871 adulti non ridussero in modo significativo l’incidenza totale di cancro né gli eventi cardiovascolari. Per la mortalità da cancro il segnale fu più favorevole dopo l’esclusione dei primi due anni di follow-up, ma questa è un’analisi secondaria. Quindi la D3 non va presentata come prevenzione oncologica; al massimo resta un’ipotesi su mortalità in sottogruppi.

Prevenzione del diabete di tipo 2 nei prediabetici

Mista

Nel trial D2d, 2423 adulti con prediabete hanno ricevuto 4000 UI/die di vitamina D3 o placebo per una mediana di 2,5 anni. Il diabete si sviluppò in 293 persone nel gruppo D3 e 323 nel gruppo placebo; hazard ratio 0,88, non statisticamente significativo. Il dato non giustifica la D3 come prevenzione del diabete, salvo correggere una carenza documentata per ragioni generali di salute.

Legenda livelli di evidenza

ForteModerataLimitataMista

Dosaggio indicativo

Negli studi clinici seri le dosi più comuni sono 800 UI/die negli anziani fragili con calcio, 2000 UI/die nel trial VITAL e 4000 UI/die nel trial D2d sui prediabetici. Per correggere una carenza, molti protocolli clinici usano 1000-2000 UI/die e rivalutano la 25-OH-D dopo 8-12 settimane; 4000 UI/die è il limite superiore tollerabile per adulti secondo molte autorità, non una dose standard da usare senza esami. La forma D3 è preferibile alla D2 perché aumenta la 25-OH-D in modo più efficiente, come mostrato dalla meta-analisi di Tripkovic. Essendo liposolubile, va assunta con un pasto contenente grassi, non necessariamente con K2. In etichetta controlla UI e microgrammi, ricordando che 1 microgrammo equivale a 40 UI, la dose per goccia o capsula, la presenza di olio veicolante e l’assenza di megadosi settimanali mascherate.

Sicurezza e controindicazioni

Il rischio principale della vitamina D3 non è l’allergia, ma l’ipercalcemia da eccesso cronico: nausea, stipsi, sete intensa, confusione, aritmie e calcoli renali. Il rischio aumenta con dosi alte per mesi, calcio elevato o 25-OH-D molto alta. Attenzione a idroclorotiazide e altri diuretici tiazidici, perché riducono l’escrezione urinaria di calcio; con digossina l’ipercalcemia aumenta il rischio di aritmie. Orlistat, colestiramina e colestipolo ne riducono l’assorbimento; fenitoina, fenobarbital, carbamazepina, rifampicina e glucocorticoidi ne aumentano il catabolismo o ne riducono l’effetto. Sarcoidosi, tubercolosi attiva, linfomi e altre malattie granulomatose possono produrre calcitriolo extra-renale e causare ipercalcemia anche con dosi normali. Chi ha insufficienza renale cronica, iperparatiroidismo primario o calcoli di calcio ricorrenti deve usare D3 solo con monitoraggio di calcio, creatinina, PTH e 25-OH-D. Se si aggiunge K2, attenzione al warfarin.

Compatibilità con altri integratori

Ingredienti che si combinano bene in uno stack.

Vitamina K2MagnesioCalcioOmega-3ZincoBoroProteine del sieroCreatina

Forme disponibili

  • Vitamina D3 colecalciferolo

    Forma più utilizzata negli integratori.

Riferimenti scientifici

Studi selezionati a supporto del profilo informativo.

  1. 1

    Martineau AR, Jolliffe DA, Hooper RL, Greenberg L, Aloia JF, Bergman P, Dubnov-Raz G, Esposito S, Ganmaa D, Ginde AA, Goodall EC, Grant CC, Griffiths CJ, Janssens W, Laaksi I, Manaseki-Holland S, Mauger D, Murdoch DR, Neale R, Rees JR, Simpson S Jr, Stelmach I, Kumar GT, Urashima M, Camargo CA Jr (2017). Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data. BMJ (Clinical research ed.)

    Meta-analisi

    Revisione sistematica e meta-analisi IPD di 25 studi randomizzati controllati su 11.321 partecipanti: la supplementazione con vitamina D ha ridotto il rischio di infezioni respiratorie acute. Il beneficio era maggiore con somministrazione giornaliera o settimanale senza boli, soprattutto nei soggetti molto carenti. Eventi avversi gravi non aumentati.

    Visualizza su PubMed
  2. 2

    Jolliffe DA, Camargo CA Jr, Sluyter JD, Aglipay M, Aloia JF, Ganmaa D, Bergman P, Bischoff-Ferrari HA, Borzutzky A, Damsgaard CT, Dubnov-Raz G, Esposito S, Gilham C, Ginde AA, Golan-Tripto I, Goodall EC, Grant CC, Griffiths CJ, Hibbs AM, Janssens W, Khadilkar AV, Laaksi I, Lee MT, Loeb M, Maguire JL, Majak P, Mauger DT, Manaseki-Holland S, Murdoch DR, Nakashima A, Neale RE, Pham H, Rake C, Rees JR, Rosendahl J, Scragg R, Shah D, Shimizu Y, Simpson-Yap S, Trilok-Kumar G, Urashima M, Martineau AR (2021). Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory infections: a systematic review and meta-analysis of aggregate data from randomised controlled trials. The lancet. Diabetes & endocrinology

    Meta-analisi

    Meta-analisi aggiornata di 46 studi randomizzati su supplementazione con vitamina D e infezioni respiratorie acute. Nei dati disponibili, la vitamina D ha ridotto modestamente il rischio rispetto al placebo. Effetti protettivi sono emersi con dosi giornaliere di 400-1000 IU, durata fino a 12 mesi e nei partecipanti di 1-15 anni. Sicurezza simile.

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  3. 3

    LeBoff MS, Chou SH, Ratliff KA, Cook NR, Khurana B, Kim E, Cawthon PM, Bauer DC, Black D, Gallagher JC, Lee IM, Buring JE, Manson JE (2022). Supplemental Vitamin D and Incident Fractures in Midlife and Older Adults. The New England journal of medicine

    RCT

    Studio ancillare del trial VITAL in adulti statunitensi di mezza età e anziani non selezionati per carenza di vitamina D, bassa massa ossea o osteoporosi. La vitamina D3 2000 IU/die non ha ridotto significativamente fratture totali, non vertebrali o dell’anca rispetto al placebo; eventi avversi simili.

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  4. 4

    Pittas AG, Dawson-Hughes B, Sheehan P, Ware JH, Knowler WC, Aroda VR, Brodsky I, Ceglia L, Chadha C, Chatterjee R, Desouza C, Dolor R, Foreyt J, Fuss P, Ghazi A, Hsia DS, Johnson KC, Kashyap SR, Kim S, LeBlanc ES, Lewis MR, Liao E, Neff LM, Nelson J, O'Neil P, Park J, Peters A, Phillips LS, Pratley R, Raskin P, Rasouli N, Robbins D, Rosen C, Vickery EM, Staten M, D2d Research Group (2019). Vitamin D Supplementation and Prevention of Type 2 Diabetes. The New England journal of medicine

    RCT

    Trial randomizzato in 2423 adulti con criteri di prediabete, assegnati a vitamina D3 4000 IU/die o placebo indipendentemente dai livelli basali. Dopo follow-up mediano di 2,5 anni, l’incidenza di diabete non è stata significativamente inferiore con vitamina D; gli eventi avversi erano comparabili.

    Visualizza su PubMed
  5. 5

    Grant AM, Avenell A, Campbell MK, McDonald AM, MacLennan GS, McPherson GC, Anderson FH, Cooper C, Francis RM, Donaldson C, Gillespie WJ, Robinson CM, Torgerson DJ, Wallace WA, RECORD Trial Group (2005). Oral vitamin D3 and calcium for secondary prevention of low-trauma fractures in elderly people (Randomised Evaluation of Calcium Or vitamin D, RECORD): a randomised placebo-controlled trial. Lancet (London, England)

    RCT

    Trial fattoriale controllato con placebo in 5292 persone di almeno 70 anni, mobili prima di una frattura a basso trauma. Vitamina D3, calcio o combinazione non hanno ridotto significativamente nuove fratture, fratture dell’anca, cadute, mortalità o qualità di vita. Aderenza più bassa con calcio; eventi gravi rari.

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  6. 6

    Lappe J, Watson P, Travers-Gustafson D, Recker R, Garland C, Gorham E, Baggerly K, McDonnell SL (2017). Effect of Vitamin D and Calcium Supplementation on Cancer Incidence in Older Women: A Randomized Clinical Trial. JAMA

    RCT

    Studio randomizzato in 2303 donne sane postmenopausali di almeno 55 anni: vitamina D3 2000 IU/die più calcio 1500 mg/die per 4 anni non ha ridotto significativamente l’incidenza di tutti i tumori rispetto al placebo. Eventi potenzialmente correlati includevano calcoli renali e ipercalcemia.

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  7. 7

    Castro M, King TS, Kunselman SJ, Cabana MD, Denlinger L, Holguin F, Kazani SD, Moore WC, Moy J, Sorkness CA, Avila P, Bacharier LB, Bleecker E, Boushey HA, Chmiel J, Fitzpatrick AM, Gentile D, Hundal M, Israel E, Kraft M, Krishnan JA, LaForce C, Lazarus SC, Lemanske R, Lugogo N, Martin RJ, Mauger DT, Naureckas E, Peters SP, Phipatanakul W, Que LG, Sheshadri A, Smith L, Solway J, Sullivan-Vedder L, Sumino K, Wechsler ME, Wenzel S, White SR, Sutherland ER, National Heart, Lung, and Blood Institute’s AsthmaNet (2014). Effect of vitamin D3 on asthma treatment failures in adults with symptomatic asthma and lower vitamin D levels: the VIDA randomized clinical trial. JAMA

    RCT

    Nel trial randomizzato VIDA, 408 adulti con asma sintomatico e 25-idrossivitamina D <30 ng/mL hanno ricevuto vitamina D3 o placebo aggiunti a ciclesonide inalatoria. In 28 settimane la vitamina D3 non ha ridotto fallimento terapeutico iniziale o riacutizzazioni; solo una piccola riduzione della dose complessiva di ciclesonide è risultata significativa.

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  8. 8

    Manson JE, Cook NR, Lee IM, Christen W, Bassuk SS, Mora S, Gibson H, Gordon D, Copeland T, D'Agostino D, Friedenberg G, Ridge C, Bubes V, Giovannucci EL, Willett WC, Buring JE, VITAL Research Group (2019). Vitamin D Supplements and Prevention of Cancer and Cardiovascular Disease. The New England journal of medicine

    RCT

    In un trial nazionale randomizzato su 25.871 uomini e donne statunitensi, vitamina D3 2000 IU/die è stata confrontata con placebo per prevenire cancro e malattie cardiovascolari. Dopo 5,3 anni mediani, non ha ridotto cancro invasivo, eventi cardiovascolari maggiori, mortalità totale o endpoint secondari; non sono emersi eccessi di ipercalcemia o altri eventi avversi.

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  9. 9

    Scragg R, Stewart AW, Waayer D, Lawes CMM, Toop L, Sluyter J, Murphy J, Khaw KT, Camargo CA Jr (2017). Effect of Monthly High-Dose Vitamin D Supplementation on Cardiovascular Disease in the Vitamin D Assessment Study : A Randomized Clinical Trial. JAMA cardiology

    RCT

    Nel Vitamin D Assessment Study, 5108 adulti neozelandesi di 50-84 anni hanno ricevuto vitamina D3 mensile ad alte dosi o placebo per una mediana di 3,3 anni. L’esito cardiovascolare primario si è verificato in proporzioni simili; risultati analoghi sono stati osservati nei carenti di vitamina D e negli endpoint secondari.

    Visualizza su PubMed
  10. 10

    Bischoff-Ferrari HA, Dawson-Hughes B, Orav EJ, Staehelin HB, Meyer OW, Theiler R, Dick W, Willett WC, Egli A (2016). Monthly High-Dose Vitamin D Treatment for the Prevention of Functional Decline: A Randomized Clinical Trial. JAMA internal medicine

    RCT

    In uno studio randomizzato svizzero di un anno, 200 adulti di almeno 70 anni con precedente caduta hanno ricevuto dosi mensili di vitamina D3 o vitamina D3 più calcifediolo. Le dosi più alte aumentavano il raggiungimento di 25-idrossivitamina D ≥30 ng/mL, ma non miglioravano la funzione degli arti inferiori ed erano associate a più cadute.

    Visualizza su PubMed
  11. 11

    Jackson RD, LaCroix AZ, Gass M, Wallace RB, Robbins J, Lewis CE, Bassford T, Beresford SA, Black HR, Blanchette P, Bonds DE, Brunner RL, Brzyski RG, Caan B, Cauley JA, Chlebowski RT, Cummings SR, Granek I, Hays J, Heiss G, Hendrix SL, Howard BV, Hsia J, Hubbell FA, Johnson KC, Judd H, Kotchen JM, Kuller LH, Langer RD, Lasser NL, Limacher MC, Ludlam S, Manson JE, Margolis KL, McGowan J, Ockene JK, O'Sullivan MJ, Phillips L, Prentice RL, Sarto GE, Stefanick ML, Van Horn L, Wactawski-Wende J, Whitlock E, Anderson GL, Assaf AR, Barad D, Women's Health Initiative Investigators (2006). Calcium plus vitamin D supplementation and the risk of fractures. The New England journal of medicine

    RCT

    Nello studio WHI, 36.282 donne postmenopausali di 50-79 anni hanno ricevuto calcio carbonato con vitamina D3 o placebo per una media di 7 anni. La supplementazione ha aumentato modestamente la densità ossea dell’anca, non ha ridotto significativamente fratture dell’anca o totali nell’analisi intention-to-treat e ha aumentato i calcoli renali.

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  12. 12

    Lappe JM, Travers-Gustafson D, Davies KM, Recker RR, Heaney RP (2007). Vitamin D and calcium supplementation reduces cancer risk: results of a randomized trial. The American journal of clinical nutrition

    RCT

    In un trial randomizzato di 4 anni su 1179 donne postmenopausali sane del Nebraska, calcio, calcio più vitamina D3 o placebo sono stati confrontati per incidenza di cancro. L’incidenza è risultata inferiore nel gruppo calcio più vitamina D, soprattutto escludendo i tumori diagnosticati nel primo anno; trattamento e 25-idrossivitamina D erano predittori indipendenti.

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Scheda rapida

Categoria
vitamina
Evidenza massima
Forte
Benefici
7
Studi citati
12
Forme
Vitamina D3 colecalciferolo

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