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vitamina

Vitamina K1 (Fillochinone)

Essenziale per la coagulazione del sangue e la mineralizzazione ossea.

Evidenza forte6 benefici studiati
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Illustrazione editoriale di Vitamina K1 (Fillochinone), categoria vitamina

Panoramica

La cosa da sapere è che la vitamina K1 corregge soprattutto una carenza, non trasforma ossa o arterie sane. Il fillochinone è la forma vegetale della vitamina K e serve a rendere attive proteine della coagulazione e proteine ossee dipendenti dalla carbossilazione. Il fabbisogno adeguato è circa 90 mcg/die nelle donne e 120 mcg/die negli uomini secondo gli standard statunitensi; il dosaggio tipico di 90–200 mcg copre quindi il fabbisogno giornaliero, ma è più basso delle dosi usate in molti trial, spesso 500 mcg/die o addirittura 5 mg/die. Ha senso in chi mangia pochissime verdure a foglia, segue diete molto restrittive, ha malassorbimento dei grassi, usa farmaci che riducono l’assorbimento delle vitamine liposolubili o presenta biomarcatori di carenza. Ha senso anche, ma solo con il medico, nei pazienti in warfarin con INR instabile. Non ha molto senso aggiungerla se la dieta include regolarmente spinaci, cavoli, broccoli o oli vegetali e non ci sono segni di carenza. Per osteoporosi, fratture e calcificazioni vascolari le prove sull’uomo sono incoerenti: correggere un apporto basso è razionale, aspettarsi un effetto terapeutico autonomo no.

Meccanismo d'azione

La vitamina K1 agisce come cofattore della gamma-glutamil carbossilasi, l’enzima del reticolo endoplasmatico che converte residui di glutammato in gamma-carbossiglutammato nelle proteine vitamina K-dipendenti. Questa modifica permette a proteine come protrombina, fattori VII, IX e X, proteine C, S e Z di legare calcio e funzionare nella cascata della coagulazione. Lo stesso processo attiva osteocalcina nell’osso e matrix Gla protein nei tessuti vascolari; quando la vitamina K è insufficiente aumentano forme sottocarbossilate, misurabili come PIVKA-II o osteocalcina sottocarbossilata. Dopo essere stata ossidata a vitamina K epossido, viene riciclata dall’enzima VKORC1, bersaglio farmacologico di warfarin, acenocumarolo e fenprocumone. Per questo variazioni anche modeste dell’assunzione possono cambiare l’INR. La K1 alimentare viaggia con i chilomicroni ed è captata in modo preferenziale dal fegato; rispetto alla K2, tende ad avere una permanenza plasmatica più breve. Il razionale su osso e arterie deriva da questi pathway umani, ma gli endpoint clinici restano meno convincenti dei biomarcatori.

Benefici e livello di evidenza

Classificazione basata sulla qualità e quantità degli studi disponibili.

Correzione della carenza e supporto della coagulazione

Forte

La funzione più solida è riportare alla normalità la carbossilazione dei fattori della coagulazione quando l’apporto è basso. Ferland e colleghi hanno indotto una carenza subclinica in adulti sani con dieta povera di vitamina K per circa 13 giorni: il fillochinone plasmatico è sceso e sono aumentati PIVKA-II e osteocalcina sottocarbossilata. Questo non significa che chi ha INR normale debba integrare, ma che la carenza misurabile va corretta.

Stabilizzazione dell’INR in pazienti selezionati in warfarin

Moderata

In chi assume warfarin, l’obiettivo non è assumere meno vitamina K, ma mantenerla costante. Sconce et al. hanno randomizzato 70 pazienti con risposta instabile al warfarin a 150 mcg/die di vitamina K1 o placebo per 6 mesi; il gruppo K1 ha avuto una quota maggiore di tempo in range terapeutico e minore variabilità dell’INR. Questo uso richiede prescrizione e controlli ravvicinati, perché può ridurre l’effetto anticoagulante se introdotto senza aggiustare la dose.

Riduzione dell’osteocalcina sottocarbossilata

Moderata

La vitamina K1 migliora in modo abbastanza coerente i biomarcatori ossei dipendenti dalla vitamina K. Nel trial di Booth et al., adulti anziani hanno assunto 500 mcg/die di fillochinone per 3 anni: l’osteocalcina sottocarbossilata è diminuita nettamente rispetto al controllo, indicando migliore carbossilazione. Però lo stesso studio non ha mostrato una protezione chiara dalla perdita di densità minerale ossea. Quindi il biomarcatore risponde, l’osso come endpoint clinico molto meno.

Progressione della calcificazione coronarica

Limitata

Il razionale è l’attivazione della matrix Gla protein, inibitore della calcificazione vascolare. Shea et al. hanno testato 500 mcg/die di fillochinone per 3 anni in anziani: nell’analisi complessiva l’effetto sulla progressione del calcio coronarico non è stato robusto, mentre nei partecipanti aderenti e con calcificazione preesistente è emerso un segnale di minore progressione. È un dato interessante ma non sufficiente per usare K1 come strategia cardiovascolare.

Sensibilità insulinica in adulti anziani

Limitata

Yoshida et al. hanno analizzato un trial di 36 mesi con 500 mcg/die di vitamina K1 in adulti anziani. Il miglioramento dell’HOMA-IR è comparso negli uomini, non nelle donne, e l’effetto non equivale a una riduzione dimostrata di diabete o eventi clinici. Il possibile legame passa da osteocalcina carbossilata e metabolismo glucidico, ma l’evidenza è secondaria e non giustifica l’integrazione come intervento metabolico principale.

Densità ossea e fratture

Mista

Gli studi clinici non danno un messaggio netto. Nel trial ECKO, 440 donne in postmenopausa con osteopenia hanno ricevuto 5 mg/die di vitamina K1: la densità minerale ossea non è migliorata rispetto al placebo, anche se le fratture cliniche sono risultate meno frequenti. Bolton-Smith et al. hanno usato 200 mcg/die insieme a calcio e vitamina D per 2 anni, osservando alcuni vantaggi ossei. Poiché gli interventi e gli esiti differiscono, il beneficio sulle fratture resta incerto.

Legenda livelli di evidenza

ForteModerataLimitataMista

Dosaggio indicativo

Per coprire il fabbisogno, 90–120 mcg/die sono già una dose fisiologica; 200 mcg/die è un’integrazione moderata, non una terapia. Nei trial clinici sono state usate dosi più alte: 150 mcg/die per stabilizzare l’INR in pazienti selezionati in warfarin, 500 mcg/die per 3 anni negli studi su osso, calcificazione coronarica e metabolismo, e 5 mg/die nel trial ECKO sull’osteopenia. Il fillochinone è liposolubile: va assunto con un pasto contenente grassi, perché l’assorbimento dipende da bile, micelle e chilomicroni. In etichetta conviene controllare che sia indicato “vitamina K1”, “fillochinone” o “phytonadione”, che il dosaggio sia in microgrammi e non in milligrammi, e che non ci siano quantità aggiuntive nascoste in multivitaminici o prodotti per ossa. La K2 MK-7 ha emivita più lunga, ma non è la stessa molecola né intercambiabile nei dati clinici sulla K1.

Sicurezza e controindicazioni

La vitamina K1 orale non ha un limite massimo tollerabile definito per tossicità diretta, ma l’interazione farmacologica è concreta. Warfarin, acenocumarolo e fenprocumone agiscono inibendo VKORC1: aumentare o ridurre improvvisamente la K1 può spostare l’INR e modificare il rischio di trombosi o sanguinamento. Chi assume questi farmaci non deve iniziare 90–200 mcg/die senza un piano di monitoraggio. Orlistat, colestiramina, colestipolo, olio minerale e condizioni con malassorbimento dei grassi possono ridurne l’assorbimento; antibiotici prolungati e alcune cefalosporine possono peggiorare lo stato vitaminico K. Sono popolazioni da valutare con medico: persone con colestasi, insufficienza pancreatica, fibrosi cistica, celiachia non controllata, chirurgia bariatrica o nutrizione parenterale. Nei neonati la profilassi con vitamina K è un atto medico specifico, non sostituibile con integratori familiari. In gravidanza con anticonvulsivanti o anticoagulanti serve gestione specialistica.

Compatibilità con altri integratori

Ingredienti che si combinano bene in uno stack.

Vitamina D3CalcioMagnesioVitamina K2 MK-7Omega-3Proteine del sieroCollageneZinco

Riferimenti scientifici

Studi selezionati a supporto del profilo informativo.

  1. 1

    Cockayne S, Adamson J, Lanham-New S, Shearer MJ, Gilbody S, Torgerson DJ (2006). Vitamin K and the prevention of fractures: systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Archives of internal medicine

    Meta-analisi

    Revisione sistematica e meta-analisi di trial randomizzati su adulti trattati per oltre 6 mesi con vitamina K orale. Tredici studi valutavano perdita ossea e sette fratture. Fitonadione e menachinone riducevano la perdita ossea; nei trial giapponesi, il menachinone mostrava minori fratture vertebrali, d’anca e non vertebrali.

    Visualizza su PubMed
  2. 2

    Cheung AM, Tile L, Lee Y, Tomlinson G, Hawker G, Scher J, Hu H, Vieth R, Thompson L, Jamal S, Josse R (2008). Vitamin K supplementation in postmenopausal women with osteopenia (ECKO trial): a randomized controlled trial. PLoS medicine

    RCT

    Trial randomizzato in 440 donne postmenopausali con osteopenia, trattate con 5 mg/die di vitamina K1 o placebo per 2-4 anni. La vitamina K1 non ridusse il declino della densità minerale ossea, ma aumentò i livelli sierici di K1 e modificò l’osteocalcina. Si osservarono meno fratture cliniche e tumori, con buona tollerabilità.

    Visualizza su PubMed
  3. 3

    Booth SL, Dallal G, Shea MK, Gundberg C, Peterson JW, Dawson-Hughes B (2008). Effect of vitamin K supplementation on bone loss in elderly men and women. The Journal of clinical endocrinology and metabolism

    RCT

    Trial controllato in 452 uomini e donne di 60-80 anni, tutti supplementati con calcio e vitamina D, assegnati a multivitaminico con 500 µg/die di fillochinone o senza. Dopo 3 anni non emersero differenze nella densità minerale ossea; il fillochinone aumentò lo stato vitaminico K e ridusse l’osteocalcina sottocarbossilata.

    Visualizza su PubMed
  4. 4

    Moore AE, Dulnoan D, Voong K, Ayis S, Mangelis A, Gorska R, Harrington DJ, Tang JCY, Fraser WD, Hampson G (2023). The additive effect of vitamin K supplementation and bisphosphonate on fracture risk in post-menopausal osteoporosis: a randomised placebo controlled trial. Archives of osteoporosis

    RCT

    Studio randomizzato su 105 donne postmenopausali con osteoporosi e basso stato di vitamina K, già in trattamento con bisfosfonato orale e calcio e/o vitamina D. Vitamina K1 o MK-4 per 18 mesi non modificarono significativamente densità minerale ossea o marker di turnover; K1 mostrò effetti modesti su alcuni parametri geometrici dell’anca.

    Visualizza su PubMed
  5. 5

    Shea MK, O'Donnell CJ, Hoffmann U, Dallal GE, Dawson-Hughes B, Ordovas JM, Price PA, Williamson MK, Booth SL (2009). Vitamin K supplementation and progression of coronary artery calcium in older men and women. The American journal of clinical nutrition

    RCT

    In 388 uomini sani e donne postmenopausali, la supplementazione per 3 anni con multivitaminico contenente 500 µg/die di fillochinone è stata confrontata con multivitaminico solo. Nell’analisi intention-to-treat non differì la progressione della calcificazione coronarica; tra aderenti e soggetti con calcificazione preesistente, il fillochinone mostrò minore progressione.

    Visualizza su PubMed
  6. 6

    Bolton-Smith C, McMurdo ME, Paterson CR, Mole PA, Harvey JM, Fenton ST, Prynne CJ, Mishra GD, Shearer MJ (2007). Two-year randomized controlled trial of vitamin K1 (phylloquinone) and vitamin D3 plus calcium on the bone health of older women. Journal of bone and mineral research : the official journal of the American Society for Bone and Mineral Research

    RCT

    Trial doppio cieco di 2 anni in 244 donne scozzesi sane di almeno 60 anni, assegnate a placebo, vitamina K1, vitamina D3 più calcio, o combinazione. La combinazione produsse un aumento modesto ma significativo di BMD e BMC al radio ultradistale, non in altri siti; i marker sierici risposero alle rispettive supplementazioni.

    Visualizza su PubMed
  7. 7

    Rohde LE, de Assis MC, Rabelo ER (2007). Dietary vitamin K intake and anticoagulation in elderly patients. Current opinion in clinical nutrition and metabolic care

    Revisione

    La revisione valuta l’interazione tra vitamina K alimentare e stabilità della coagulazione, soprattutto negli anziani in terapia anticoagulante orale. Evidenze prospettiche indicano che variazioni dell’assunzione influenzano l’INR: oltre 250 microg/die riduce la sensibilità al warfarin, mentre riduzioni brevi aumentano l’INR; anche multivitaminici possono alterare i parametri.

    Visualizza su PubMed
  8. 8

    Guralp O, Erel CT (2014). Effects of vitamin K in postmenopausal women: mini review. Maturitas

    Revisione

    La mini-revisione esamina studi su vitamina K in donne postmenopausali per salute ossea, fratture, marcatori, cardiovascolare e cancro. K1 migliora l’osteocalcina sottocarbossilata con BMD normale, ma i risultati su BMD bassa e altri marcatori sono incoerenti. MK-4 migliora alcuni esiti ossei, ma le evidenze restano insufficienti.

    Visualizza su PubMed
  9. 9

    Aaseth JO, Finnes TE, Askim M, Alexander J (2024). The Importance of Vitamin K and the Combination of Vitamins K and D for Calcium Metabolism and Bone Health: A Review. Nutrients

    RevisioneVia incerta

    Questa revisione narrativa discute vitamina K, proteine dipendenti dalla vitamina K e azione combinata con vitamina D per la salute ossea. Osteocalcina e MGP carbossilate potrebbero favorire il trasferimento di calcio al tessuto osseo. Un adeguato stato di vitamina K, oltre a vitamina D ottimale, sembra aggiungere beneficio.

    Visualizza su PubMed
  10. 10

    Smith JM, Smith CK, Zhu X, Hartley A, Lennon EM (2025). Supplementation of Vitamin K1 in Dogs With Chronic Enteropathy. Journal of veterinary internal medicine

    Journal Article

    Studio prospettico randomizzato controllato con placebo su 20 cani con enteropatia cronica e 20 cani sani. Le concentrazioni sieriche di vitamina K1 erano simili al basale. Nei cani trattati con 2,5 mg/kg per via orale ogni 12 ore per 3 settimane aumentarono significativamente, senza beneficio clinico identificato.

    Visualizza su PubMed
  11. 11

    Israels LG, Israels ED (1995). Observations on vitamin K deficiency in the fetus and newborn: has nature made a mistake?. Seminars in thrombosis and hemostasis

    Revisione

    L’abstract descrive la vitamina K1 come regolatore del metabolismo del benzo(a)pirene. In embrioni di pollo e topi, K1 aumentò il metabolismo di fase I, ridusse l’attività di glutatione transferasi, e la sua deprivazione ridusse addotti BP/DNA e tumori, mentre la supplementazione li aumentò. Viene proposta una funzione protettiva fetale dei bassi livelli.

    Visualizza su PubMed
  12. 12

    Perrone S, De Bernardo G, Lembo C, Dell'Orto V, Giordano M, Beretta V, Petrolini C, Gambini L, Toni AL, Parigi G, Fontanarosa I, Natale MP, D'Amato G, Sordino D, Buonocore G (2024). Vitamin K insufficiency and the prophylaxis strategy in term healthy infants: A multicentre study. European journal of clinical investigation

    Studio osservazionale

    Studio osservazionale prospettico multicentrico su 105 neonati a termine allattati esclusivamente al seno, con diversi regimi profilattici di vitamina K. I livelli di PIVKA-II non differivano a 48 ore tra somministrazione intramuscolare e orale alla nascita. La supplementazione orale dopo dimissione ridusse significativamente PIVKA-II a 1 e 3 mesi.

    Visualizza su PubMed

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Scheda rapida

Categoria
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Evidenza massima
Forte
Benefici
6
Studi citati
12

Contenuto informativo. Non sostituisce il parere medico.

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