Resina minerale dell’Himalaya ricca di acido fulvico; supporto energetico, testosterone e funzione mitocondriale.

Il punto chiave è che, tra shilajit, maca e Tribulus terrestris, lo shilajit ha il profilo clinico umano più interessante per testosterone/libido, ma resta lontano da una prova solida: parliamo soprattutto di pochi studi, spesso piccoli, con 60-75 partecipanti e durate di 8-12 settimane. La maca ha dati più coerenti sul desiderio sessuale ma non aumenta in modo affidabile il testosterone; il tribulus, negli uomini sani, ha risultati generalmente deludenti sugli androgeni. Lo shilajit purificato, invece, in uno studio su uomini sani di 45-55 anni ha aumentato testosterone totale e libero con 250 mg due volte al giorno per 90 giorni. Questo lo rende sensato per uomini adulti con stanchezza, calo della performance o interesse specifico per fertilità/androgeni, purché si scelga una materia prima purificata e testata. Non ha senso aspettarsi un effetto da terapia ormonale, né usarlo come scorciatoia se sonno, peso corporeo, alcol o allenamento sono fuori controllo. Non ha senso nemmeno usare shilajit grezzo: il rischio di contaminazione da piombo, arsenico, mercurio e residui microbici è il problema pratico più importante.
Il meccanismo più citato riguarda l’acido fulvico e i dibenzo-alfa-pironi, composti umici capaci di legare minerali e partecipare a reazioni redox. Nei modelli preclinici questi composti agiscono come trasportatori di elettroni, proteggono il coenzima Q10 ossidato e riducono la perossidazione lipidica a livello mitocondriale; questa parte, però, è soprattutto biochimica e animale, non dimostrata con misure dirette di ATP nell’uomo. L’effetto sul testosterone osservato clinicamente non ha un pathway chiarito: nello studio su uomini sani aumentavano testosterone totale, libero e DHEA-S, senza una dimostrazione convincente di stimolo diretto su LH o FSH. È plausibile un’azione su steroidogenesi testicolare o surrenalica, ma resta un’ipotesi. Sul versante fertilità, il razionale è più concreto: riduzione dello stress ossidativo seminale, miglioramento della motilità e possibile protezione delle membrane spermatiche, ricche di acidi grassi polinsaturi. L’acido fulvico mostra anche attività immunomodulante, inclusa fissazione del complemento in vitro, ma non esistono prove cliniche che traducano questo in un beneficio immunitario utile.
Classificazione basata sulla qualità e quantità degli studi disponibili.
Aumento del testosterone negli uomini adulti
ModerataLo studio umano più rilevante è un RCT di Pandit et al. su 75 uomini sani di 45-55 anni: 250 mg di shilajit purificato due volte al giorno per 90 giorni hanno aumentato testosterone totale, testosterone libero e DHEA-S rispetto al placebo. Il campione è piccolo e non include uomini con ipogonadismo diagnosticato, quindi il risultato non va letto come alternativa alla terapia sostitutiva.
Miglioramento di alcuni parametri seminali
LimitataBiswas et al. hanno trattato uomini con oligospermia con 100 mg di shilajit processato due volte al giorno per 90 giorni. Nei partecipanti valutabili sono stati riportati aumenti di conta spermatica, motilità e testosterone, insieme a miglioramenti di marker ossidativi seminali. Il limite è importante: studio piccolo, non robustamente controllato come un RCT moderno e con outcome intermedi, non gravidanze o nati vivi.
Minore calo di forza durante fatica muscolare
LimitataIn uno studio randomizzato di 8 settimane su 63 uomini ricreativamente attivi, Keller et al. hanno confrontato placebo, 250 mg/die e 500 mg/die di shilajit purificato. La dose da 500 mg/die ha attenuato la perdita di forza massimale dopo un protocollo di fatica rispetto al placebo. È un dato interessante per performance, ma non dimostra aumento di massa muscolare o miglioramento sportivo su gare reali.
Supporto al turnover del collagene
LimitataNello stesso studio di Keller et al., 500 mg/die per 8 settimane hanno ridotto l’aumento di idrossiprolina sierica dopo fatica muscolare, marker indiretto di degradazione del collagene. Questo suggerisce un possibile effetto su matrice extracellulare e tessuti connettivi. È però un indicatore biochimico, non una prova che shilajit prevenga tendinopatie, lesioni o dolori articolari.
Funzione mitocondriale ed energia percepita
LimitataIl razionale energetico deriva soprattutto da dati preclinici su acido fulvico, dibenzo-alfa-pironi e coenzima Q10 nella catena di trasporto degli elettroni. Das et al. hanno descritto modifiche del trascrittoma muscolare umano dopo supplementazione orale, ma non è una prova clinica di maggiore ATP o minore fatica quotidiana. In pratica, il claim energetico è biologicamente plausibile ma ancora poco verificato nell’uomo.
Neuroprotezione e funzione cognitiva
LimitataCarrasco-Gallardo et al. hanno proposto un potenziale effetto procognitivo dello shilajit, soprattutto legato all’acido fulvico e alla possibile interferenza con aggregazione della proteina tau. La base è preclinica e teorica, non uno studio clinico su memoria, attenzione o Alzheimer. Per un adulto sano non c’è oggi un motivo scientifico forte per usare shilajit come nootropo principale.
Legenda livelli di evidenza
Le dosi cliniche più citate non sono molte: 250 mg due volte al giorno per 90 giorni nello studio sul testosterone, 100 mg due volte al giorno per 90 giorni nello studio su oligospermia, e 500 mg al giorno per 8 settimane nello studio sulla fatica muscolare. Il range pratico di 300-500 mg/die ha quindi senso solo se riferito a shilajit purificato e standardizzato, non alla resina grezza. La forma da preferire è un estratto purificato con contenuto dichiarato di acido fulvico e controllo dei dibenzo-alfa-pironi, perché i composti umici sono variabili e la materia prima naturale può concentrare metalli pesanti. In etichetta vanno cercati lotto, standardizzazione, dose per capsula e certificato di analisi per piombo, arsenico, cadmio e mercurio. Se manca un test terzo sui contaminanti, meglio scartarlo, anche se il dosaggio sembra corretto.
Il rischio principale non è la dose di 300-500 mg, ma la qualità: shilajit non purificato può contenere piombo, arsenico, mercurio, cadmio, micotossine o contaminanti microbici. Va evitato in gravidanza, allattamento e nei minori perché mancano dati di sicurezza. Chi ha emocromatosi, ferritina alta o assume ferro ad alte dosi dovrebbe evitarlo o parlarne con il medico, perché alcuni prodotti contengono minerali e ferro in quantità variabili. Prudenza anche con terapia androgenica, clomifene o hCG: lo shilajit ha aumentato testosterone e DHEA-S in uno studio, quindi può confondere monitoraggi ormonali. Nei diabetici in terapia con insulina, glibenclamide, gliclazide o altri ipoglicemizzanti serve controllo glicemico più stretto, perché dati preclinici indicano possibili effetti sul glucosio. Con warfarin, DOAC o antiaggreganti non esistono interazioni cliniche documentate, ma l’uso va comunicato al medico per la forte variabilità dei prodotti.
Ingredienti che si combinano bene in uno stack.
Studi selezionati a supporto del profilo informativo.
Das A, S El Masry M, Gnyawali SC, Ghatak S, Singh K, Stewart R, Lewis M, Saha A, Gordillo G, Khanna S (2019). Skin Transcriptome of Middle-Aged Women Supplemented With Natural Herbo-mineral Shilajit Shows Induction of Microvascular and Extracellular Matrix Mechanisms. Journal of the American College of Nutrition
RCTStudio clinico su donne adulte sane valutò 14 settimane di shilajit orale, 125 o 250 mg due volte al giorno, su espressione genica cutanea e microperfusione. Non furono riportati eventi avversi. La dose più alta migliorò la perfusione cutanea e indusse geni collegati a migrazione endoteliale, crescita vascolare e matrice extracellulare.
Visualizza su PubMedKeller JL, Housh TJ, Hill EC, Smith CM, Schmidt RJ, Johnson GO (2019). The effects of Shilajit supplementation on fatigue-induced decreases in muscular strength and serum hydroxyproline levels. Journal of the International Society of Sports Nutrition
RCTIn 63 uomini ricreativamente attivi, uno studio randomizzato confrontò 8 settimane di shilajit a 250 o 500 mg/die con placebo su forza muscolare, affaticamento e idrossiprolina sierica. Nel sottogruppo superiore per forza basale, 500 mg/die ridussero il calo post-affaticamento della forza e i livelli basali di idrossiprolina rispetto agli altri gruppi.
Visualizza su PubMedPingali U, Nutalapati C (2022). Shilajit extract reduces oxidative stress, inflammation, and bone loss to dose-dependently preserve bone mineral density in postmenopausal women with osteopenia: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Phytomedicine : international journal of phytotherapy and phytopharmacology
RCTTrial randomizzato, in doppio cieco, su 60 donne postmenopausali con osteopenia valutò placebo, 250 mg o 500 mg/die di estratto acquoso di shilajit per 48 settimane. Rispetto al placebo, l’estratto attenuò dose-dipendentemente la perdita di densità minerale ossea, modificò marcatori di turnover osseo e ridusse stress ossidativo e hsCRP.
Visualizza su PubMedZhang Y, Zhang X, Wen J, Wang Y, Zhang N, Jia Y, Su S, Wu C, Zeng X (2022). Exogenous fulvic acid enhances stability of mineral-associated soil organic matter better than manure. Environmental science and pollution research international
Meta-analisiVia incertaUno studio di campo e una meta-analisi hanno confrontato acido fulvico, letame e altri trattamenti sulla stabilità della materia organica del suolo associata ai minerali. Acido fulvico e letame aumentarono frazioni di carbonio, stabilità MAOM e ferro/alluminio complessati. L’acido fulvico migliorò maggiormente la stabilità, soprattutto nei suoli acidi.
Visualizza su PubMedDas A, Datta S, Rhea B, Sinha M, Veeraragavan M, Gordillo G, Roy S (2016). The Human Skeletal Muscle Transcriptome in Response to Oral Shilajit Supplementation. Journal of medicinal food
Studio clinicoStudio su adulti statunitensi sovrappeso o con obesità di classe I valutò shilajit orale 250 mg due volte al giorno per 8 settimane, poi 4 settimane con esercizio. Il trattamento fu ben tollerato. L’analisi microarray di biopsie muscolari mostrò upregolazione di geni della matrice extracellulare, confermata con RT-PCR.
Visualizza su PubMedCarrasco-Gallardo C, Farías GA, Fuentes P, Crespo F, Maccioni RB (2012). Can nutraceuticals prevent Alzheimer's disease? Potential therapeutic role of a formulation containing shilajit and complex B vitamins. Archives of medical research
RevisioneVia incertaQuesta revisione discute la prevenzione della malattia di Alzheimer tramite modifiche dietetiche, supplementi, alimenti funzionali e nutraceutici. Analizza studi biologici su shilajit, acido fulvico e vitamine del complesso B, includendo dati di un trial clinico in pazienti con Alzheimer lieve, e propone un potenziale ruolo nutraceutico.
Visualizza su PubMedWilliams R (2025). COVID-19 Humic/Fulvic Acid Plus Epigallocatechin Gallate Treatment: A Retrospective Chart Review. Cureus
Journal ArticleVia incertaRevisione retrospettiva di cartelle cliniche in una struttura di lungodegenza: pazienti COVID-19 ricevettero EGCG, acidi umici/fulvici e vitamina C oppure cure senza supporto integrativo. Tra 22 trattati non vi furono decessi; tra 38 non trattati si registrarono 21 morti. Gli autori riportano riduzione significativa della mortalità.
Visualizza su PubMedAgarwal SP, Khanna R, Karmarkar R, Anwer MK, Khar RK (2007). Shilajit: a review. Phytotherapy research : PTR
RevisioneVia incertaLa review descrive lo shilajit come essudato bruno variabile proveniente da rocce di catene montuose, soprattutto Himalaya e Hindukush. È composto da sostanze umiche organiche e metaboliti vegetali e microbici. Usato tradizionalmente come ringiovanente e adattogeno, ha proprietà terapeutiche attribuite, alcune verificate scientificamente.
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