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Tribulus, Maca e Shilajit: cosa dicono davvero gli studi sul testosterone

MyStackLabs·4 giugno 2026·11 min di lettura

Indice

  • In breve
  • Prima di parlare di integratori: cosa controllare davvero
  • Quando ha senso considerare un supporto nutrizionale
  • Quando fare attenzione
  • Come leggere l’etichetta di un testosterone booster
  • Approfondimento scientifico: cosa dicono gli studi su tribulus, maca e shilajit
  • Zinco e vitamina D3: evidenze reali, ma condizionate alla carenza
  • Limiti dell'evidenza
  • Cosa fare in pratica
  • Sintesi finale
  • Per approfondire

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Illustrazione editoriale per Tribulus, Maca e Shilajit: cosa dicono davvero gli studi sul testosterone
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Punti chiave

  • Tribulus terrestris non mostra aumenti convincenti del testosterone negli studi clinici disponibili sull’uomo, anche quando alcuni dati suggeriscono possibili effetti su funzione erettile.
  • La maca può avere un segnale sul desiderio sessuale soggettivo, ma nel trial disponibile questo non era associato a cambiamenti di testosterone o estradiolo.
  • Shilajit è l’ingrediente più interessante sul piano teorico tra i tre, ma va considerato preliminare e molto dipendente da qualità e standardizzazione.
  • Zinco e vitamina D3 hanno senso soprattutto come correzione di una carenza o di uno stato subottimale, non come scorciatoia per superare la fisiologia.
  • Il punto pratico è separare gli outcome: testosterone, libido, fertilità, energia e performance non sono la stessa cosa.

Indice

  • In breve
  • Prima di parlare di integratori: cosa controllare davvero
  • Quando ha senso considerare un supporto nutrizionale
  • Quando fare attenzione
  • Come leggere l’etichetta di un testosterone booster
  • Approfondimento scientifico: cosa dicono gli studi su tribulus, maca e shilajit
  • Zinco e vitamina D3: evidenze reali, ma condizionate alla carenza
  • Limiti dell'evidenza
  • Cosa fare in pratica
  • Sintesi finale
  • Per approfondire

Tribulus terrestris, maca e shilajit compaiono spesso nelle formule per sostenere testosterone, libido e performance maschile. Sono ingredienti presentati come naturali, ma naturale non significa automaticamente efficace sul piano ormonale.

Il punto centrale è distinguere bene gli obiettivi. Aumentare il testosterone, migliorare il desiderio sessuale, sostenere la fertilità, sentirsi più energici o recuperare meglio in palestra sono risultati diversi. Uno studio può suggerire un effetto su uno di questi aspetti senza dire nulla sugli altri.

C’è poi un secondo livello, spesso trascurato dal marketing: nutrienti come zinco e vitamina D3 hanno un razionale più solido quando correggono una carenza. Ma aggiungerli a una formula non significa che chiunque otterrà più testosterone. Se i livelli di partenza sono già adeguati, l’aspettativa deve essere molto più prudente.

In breve

In breve
Ingrediente o nutrienteTestosteroneLibido o funzione sessualeLettura pratica
Tribulus terrestrisSegnale debole o assentePossibile beneficio in alcuni studi sulla funzione erettileNon è un testosterone booster affidabile
MacaNessun aumento chiaroPossibile miglioramento del desiderio soggettivoLibido e testosterone vanno separati
ShilajitPiù interessante sul piano teorico, ma preliminareDipende da forma e qualitàNon va trattato come certezza clinica
ZincoUtile soprattutto se bassoIndirettoCorreggere una carenza non equivale a potenziare oltre il normale
Vitamina D3Rilevante se 25(OH)D è bassaIndirettoHa senso misurare prima di integrare a caso

Per il tribulus, una revisione sistematica PRISMA su 10 studi clinici o quasi-sperimentali, per 483 uomini, ha riportato un possibile miglioramento della disfunzione erettile in 3 dei 5 studi pertinenti, ma 8 studi non hanno mostrato cambiamenti androgenici significativi [1]. Una meta-analisi di 8 studi randomizzati su uomini con disfunzione erettile ha trovato un miglioramento dei punteggi IIEF rispetto al placebo, senza differenze significative nel testosterone totale [2].

Per la maca, il dato più utile è un trial randomizzato in doppio cieco di 12 settimane su uomini sani di 21-56 anni: 1500 o 3000 mg al giorno di maca gelatinizzata hanno migliorato il desiderio sessuale dall’ottava settimana, ma senza variazioni di testosterone o estradiolo [3]. Questo è il punto: un effetto sulla libido non dimostra un effetto sul testosterone.

Prima di parlare di integratori: cosa controllare davvero

Stanchezza, calo della libido, difficoltà di recupero, irritabilità o poca motivazione non indicano automaticamente testosterone basso. Sono sintomi reali, ma poco specifici: possono dipendere da sonno scarso, stress cronico, deficit calorico, alcol, farmaci, obesità, problemi tiroidei, depressione, allenamento mal gestito o semplicemente da una fase di vita più pesante.

Il testosterone non si valuta a sensazione. In genere ha senso partire da esami ematici eseguiti al mattino, quando il testosterone tende a essere più alto. Oltre al testosterone totale, possono essere utili SHBG e, quando indicato, testosterone libero o calcolato. Guardare un singolo valore isolato, magari misurato nel momento sbagliato, può portare a conclusioni fuorvianti.

Nel quadro più ampio rientrano anche vitamina D, eventuale valutazione dello zinco se c’è un sospetto concreto di apporto insufficiente, emocromo, glicemia, profilo lipidico, TSH, prolattina e parametri metabolici. Non serve trasformare ogni calo di energia in una batteria infinita di analisi, ma se i sintomi sono persistenti la scorciatoia dell’integratore rischia di far perdere tempo.

Per uomini con sintomi compatibili con calo androgenico, può essere utile leggere anche il percorso su andropausa. Per chi ha superato i 45-50 anni e vuole ragionare in ottica più ampia di prevenzione, composizione corporea, metabolismo e salute sessuale, è più coerente partire dallo stack uomo over 50.

Quando ha senso considerare un supporto nutrizionale

Un supporto nutrizionale ha più senso quando c’è un fattore correggibile. Esempi semplici: vitamina D bassa, dieta povera di proteine o micronutrienti, apporto di zinco insufficiente, sonno troppo breve, stress elevato, restrizione calorica aggressiva o recupero inadeguato dall’allenamento.

In questo scenario, l’integratore non è una leva magica. È uno strumento per riportare il sistema in condizioni migliori. La differenza è sostanziale: correggere un deficit può aiutare; aggiungere nutrienti oltre il necessario non garantisce un aumento del testosterone.

Per tribulus e maca, il razionale come supporto diretto al testosterone resta debole. Nel caso della maca, il trial disponibile suggerisce un effetto sul desiderio sessuale, non sui livelli ormonali [3]. Nel caso del tribulus, anche quando alcuni studi riportano segnali sulla funzione erettile, il testosterone non si muove in modo convincente [1].

Lo shilajit merita una categoria a parte. È più interessante come ipotesi rispetto a tribulus e maca, ma la qualità del materiale, la purificazione e la standardizzazione contano moltissimo. Senza questi elementi, parlare genericamente di shilajit è poco utile.

In pratica

Ha senso ragionare così:

  • se sospetti una carenza, misura o valuta il rischio reale prima di integrare;
  • se l’obiettivo è la libido, non usare il testosterone come unica spiegazione;
  • se l’obiettivo è il testosterone, non partire da ingredienti con evidenze deboli;
  • se i sintomi sono marcati o persistenti, serve una valutazione clinica.

Quando fare attenzione

Ci sono situazioni in cui il fai-da-te non è una buona idea. Infertilità, disfunzione erettile persistente, ginecomastia, calo marcato della libido, perdita importante di massa muscolare o sintomi depressivi meritano una valutazione medica. Un integratore può mascherare il problema o ritardare una diagnosi.

Attenzione anche se si assumono farmaci o se sono presenti patologie epatiche, renali, endocrine o cardiovascolari. Le formule per la virilità possono contenere più ingredienti, estratti concentrati e dosi cumulative di nutrienti. Anche quando ogni singolo ingrediente sembra innocuo, la combinazione può non esserlo per tutti.

Lo shilajit richiede un controllo particolare della qualità. È una sostanza complessa, di origine naturale, e i prodotti non purificati o non testati possono porre problemi di contaminanti. In etichetta dovrebbero essere chiari purificazione, standardizzazione e controlli su metalli pesanti.

Anche zinco e vitamina D3 non vanno usati in logica di megadose permanente. Un esempio utile: una meta-analisi su 3 trial con pastiglie di acetato di zinco ad alte dosi riguardava un uso specifico e di breve periodo per il raffreddore comune, non il consumo cronico come booster ormonale [4]. Questo dettaglio conta: dose, durata e obiettivo cambiano il profilo di senso e sicurezza.

Diffidare di claim come “aumenta il testosterone del 50%” se non vengono specificati popolazione studiata, dose, durata, forma dell’ingrediente e valori basali. Un aumento in soggetti carenti, infertili o con una condizione specifica non si trasferisce automaticamente a uomini sani con valori normali.

Come leggere l’etichetta di un testosterone booster

Un’etichetta ben scritta non rende automaticamente efficace un prodotto, ma aiuta a capire se la formula è valutabile. Il primo campanello d’allarme sono i blend proprietari: se non è chiara la dose di ogni ingrediente, non è possibile confrontarla con gli studi.

Da controllare:

  • dose per singolo ingrediente, non solo dose totale della miscela;
  • tipo di estratto e grado di standardizzazione;
  • forma di zinco, quantità elementare e durata d’uso prevista;
  • dose di vitamina D3 e presenza di una logica basata su 25(OH)D;
  • per shilajit, purificazione, titolazione e analisi su contaminanti;
  • distinzione tra claim su testosterone, libido, energia, fertilità e performance.

Tribulus e maca sono esempi perfetti del problema. Il tribulus può essere promosso per virilità e performance, ma le revisioni disponibili non mostrano un segnale robusto sul testosterone [1]. La maca può essere interessante per il desiderio sessuale soggettivo, ma il trial controllato disponibile non ha trovato un aumento di testosterone [3].

Una formula può contenere zinco e vitamina D3 e avere comunque un razionale debole se non considera lo stato di partenza. Per un soggetto già adeguato, l’effetto atteso è diverso rispetto a una persona carente.

Approfondimento scientifico: cosa dicono gli studi su tribulus, maca e shilajit

Tribulus terrestris

Il tribulus ha una reputazione storica da supporto androgenico, spesso legata a dati preclinici, tradizioni d’uso e narrazioni sportive non sempre replicate in studi moderni. Quando si guarda all’uomo, il quadro è meno favorevole.

Uno studio prospettico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo su 30 uomini con disfunzione erettile ha usato 800 mg al giorno di Tribulus terrestris per 30 giorni. Non ha migliorato l’IIEF-5 più del placebo e non ha aumentato il testosterone sierico totale [5].

Le revisioni più recenti confermano la stessa distinzione. Una revisione su 10 studi clinici o quasi-sperimentali, per 483 uomini, ha trovato alcuni segnali sulla disfunzione erettile, ma non un effetto androgenico convincente [1]. Una meta-analisi di 8 trial randomizzati su pazienti con disfunzione erettile ha riportato punteggi IIEF migliori, ma nessuna differenza significativa nel testosterone totale rispetto al placebo [2].

Quindi il messaggio è netto: il tribulus può essere discusso per alcuni outcome sessuali, ma non è supportato come aumentatore affidabile del testosterone.

Maca

La maca ha un profilo diverso. Non nasce necessariamente come ingrediente androgenico, ma spesso viene inserita nelle formule per energia sessuale e libido. Il trial più citato nel pacchetto di evidenze disponibile è utile proprio perché separa i due piani.

In uomini sani di 21-56 anni, 1500 o 3000 mg al giorno di maca gelatinizzata per 12 settimane hanno migliorato il desiderio sessuale dall’ottava settimana. Tuttavia, l’effetto non era associato a cambiamenti di testosterone o estradiolo [3].

Questo non rende la maca inutile. Significa che l’eventuale effetto sulla libido, se presente, non deve essere venduto come prova di aumento del testosterone. Sono endpoint diversi e vanno comunicati come tali.

Shilajit

Lo shilajit è il più complesso dei tre. Non è una singola molecola, ma una matrice naturale ricca di composti organici, spesso descritta in relazione agli acidi fulvici. Per questo motivo la qualità dell’estratto è un punto critico: due prodotti chiamati shilajit possono essere molto diversi.

Rispetto a tribulus e maca, lo shilajit viene spesso considerato più interessante per il testosterone, ma la lettura deve restare prudente. Il segnale clinico non basta, da solo, per trattarlo come soluzione affidabile e generalizzabile. Servono studi più ampi, indipendenti, con prodotti ben caratterizzati e outcome ormonali misurati in modo coerente.

La posizione pratica è quindi intermedia: non va liquidato come semplice ingrediente di marketing, ma nemmeno elevato a certezza clinica.

Zinco e vitamina D3: evidenze reali, ma condizionate alla carenza

Zinco e vitamina D3 non appartengono allo stesso gruppo concettuale di tribulus, maca e shilajit. Sono nutrienti essenziali. Questo cambia il ragionamento: il loro ruolo più sensato è correggere una carenza o uno stato subottimale, non spingere indefinitamente il testosterone verso l’alto.

Per lo zinco, il punto pratico è l’apporto complessivo. Diete molto restrittive, scarso consumo di alimenti ricchi di zinco, problemi di assorbimento o aumentate perdite possono rendere più plausibile un deficit. In quel caso l’integrazione può avere senso, ma aumentare la dose quando lo stato è già adeguato non è una strategia lineare.

Per la vitamina D3, il marker di riferimento è la 25(OH)D. Se è bassa, correggerla può essere rilevante per salute generale, metabolismo muscolare, immunità e asse endocrino. Se è già nella norma, aspettarsi un aumento affidabile del testosterone è molto meno ragionevole.

Il marketing spesso omette questa distinzione. Una formula può sembrare più solida perché contiene nutrienti essenziali, ma il beneficio dipende dalla baseline. Il contesto nutrizionale di partenza è parte dell’effetto.

Limiti dell'evidenza

Le evidenze disponibili non sono tutte dello stesso livello. Per il tribulus esistono revisioni e meta-analisi, ma l’effetto sul testosterone resta debole o assente anche quando alcuni outcome sessuali migliorano [1] [2]. Per la maca, il dato sul desiderio sessuale deriva da uno studio controllato utile ma limitato per numerosità e generalizzabilità [3].

Gli outcome sono spesso eterogenei: testosterone totale, testosterone libero, desiderio sessuale soggettivo, IIEF, parametri seminali, forza, composizione corporea. Se un prodotto migliora un questionario sulla funzione sessuale, non significa che abbia aumentato gli androgeni.

Anche le forme degli estratti contano. Maca gelatinizzata, estratti di tribulus con diversa standardizzazione e shilajit purificato o non purificato non sono intercambiabili. Un risultato ottenuto con una forma specifica non autorizza a generalizzare a qualunque prodotto in commercio.

Infine, alcuni risultati positivi possono dipendere dal contesto: uomini con disfunzione erettile, soggetti infertili, persone con carenze o uomini sani non sono popolazioni equivalenti. La domanda corretta non è solo se un ingrediente funziona, ma in chi, a quale dose, per quanto tempo e su quale endpoint.

Cosa fare in pratica

Cosa fare in pratica

Se l’obiettivo è il testosterone, la sequenza più razionale è questa:

1. valutare sintomi, età, sonno, stress, farmaci, alcol, peso corporeo e allenamento; 2. eseguire esami mirati se i sintomi sono persistenti; 3. correggere eventuali carenze nutrizionali documentate o probabili; 4. non aspettarsi aumenti affidabili da tribulus o maca in soggetti sani; 5. considerare lo shilajit solo come ingrediente preliminare, con grande attenzione alla qualità; 6. usare zinco e vitamina D3 in modo mirato, non come megadose generiche.

Per libido e funzione sessuale il discorso è diverso. Il tribulus mostra alcuni segnali su questionari di funzione erettile in specifiche popolazioni, ma non sul testosterone totale [2]. La maca suggerisce un possibile effetto sul desiderio, ma senza variazioni ormonali [3]. Questi risultati possono essere interessanti, purché non vengano trasformati in claim androgenici.

Per uomini dai 45-50 anni in su, o per chi riconosce sintomi compatibili con un calo androgenico, ha più senso ragionare in un percorso strutturato: valutazione clinica, stile di vita, parametri metabolici e solo dopo integrazione mirata.

Sintesi finale

Tribulus, maca e shilajit non raccontano la stessa storia. Il tribulus ha una reputazione da booster del testosterone che gli studi clinici sull’uomo non supportano in modo convincente. La maca può essere interessante per la libido soggettiva, ma non ha mostrato aumento del testosterone nel trial disponibile. Lo shilajit resta il più promettente sul piano concettuale, ma la qualità delle prove e dei prodotti è ancora un limite importante.

Zinco e vitamina D3 meritano un discorso separato: sono nutrienti essenziali e possono essere utili quando c’è una carenza o uno stato subottimale. Ma non sono un lasciapassare per aumentare il testosterone in chi ha già valori adeguati.

Il messaggio pratico è semplice: prima si misura e si corregge ciò che è correggibile; poi si valuta se un integratore ha davvero senso per l’obiettivo scelto. Testosterone, libido, fertilità, energia e performance non vanno messi nello stesso contenitore.

Per approfondire

  • 5 errori comuni quando si sceglie un integratore online
  • Come leggere l'etichetta di un integratore: cosa cercare
  • NMN: cosa dice la scienza nel 2026

Domande frequenti

Gli studi clinici non supportano il tribulus come testosterone booster affidabile. Alcune revisioni mostrano possibili segnali sulla funzione erettile in specifici gruppi, ma senza aumenti convincenti del testosterone totale.

Nel trial citato, la maca gelatinizzata ha migliorato il desiderio sessuale dall’ottava settimana, ma non ha modificato testosterone o estradiolo. Libido e livelli ormonali vanno quindi distinti.

Lo shilajit è considerato più interessante sul piano teorico rispetto a tribulus e maca, ma le prove restano preliminari. Conta molto la qualità: purificazione, standardizzazione e controlli sui contaminanti sono essenziali.

Zinco e vitamina D3 possono avere senso soprattutto se c’è una carenza o uno stato subottimale. In chi ha già livelli adeguati, aggiungerli non garantisce un aumento del testosterone.

Se sintomi come calo della libido, stanchezza o scarso recupero sono persistenti, ha senso valutare esami mirati al mattino. Oltre al testosterone totale possono essere utili SHBG e, quando indicato, testosterone libero o calcolato.

Naturale non significa automaticamente sicuro. Serve cautela con farmaci, patologie endocrine, epatiche, renali o cardiovascolari. Le formule multi-ingrediente e lo shilajit non purificato possono presentare rischi specifici.

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Riferimenti scientifici

Studi citati nel testo, in ordine di apparizione.

  1. 1

    Vilar Neto JO, de Moraes WMAM, Pinto DV, da Silva CA, Caminha JSR, Nunes Filho JCC, Reis CEG, Prestes J, Santos HO, De Francesco Daher E (2025). Effects of Tribulus (Tribulus terrestris L.) Supplementation on Erectile Dysfunction and Testosterone Levels in Men-A Systematic Review of Clinical Trials. Nutrients

    Revisione sistematica PRISMA su 10 studi clinici/quasi-sperimentali, 483 uomini con diverse condizioni. Tribulus terrestris 400-750 mg/die per 1-3 mesi migliorò la disfunzione erettile in 3 dei 5 studi pertinenti. Otto studi non mostrarono cambiamenti androgenici significativi; evidenza complessiva bassa e non robusta per testosterone.

    Visualizza su PubMed →
  2. 2

    Suharyani S, Amanda B, Angellee J, William W, Hariyanto TI, I'tishom R (2026). Tribulus terrestris for management of patients with erectile dysfunction: a systematic review and meta-analysis of randomized trials. International journal of impotence research

    Revisione sistematica e meta-analisi di otto studi su pazienti con disfunzione erettile. Dopo Tribulus terrestris, i punteggi IIEF-5 e IIEF-15 aumentarono rispetto al basale e superarono il placebo. Non emerse differenza significativa nel testosterone totale né nell’incidenza di eventi avversi rispetto al placebo.

    Visualizza su PubMed →
  3. 3

    Gonzales GF, Córdova A, Vega K, Chung A, Villena A, Góñez C, Castillo S (2002). Effect of Lepidium meyenii (MACA) on sexual desire and its absent relationship with serum testosterone levels in adult healthy men. Andrologia

    Trial randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, di 12 settimane in uomini sani di 21-56 anni, trattati con Maca gelatinizzata 1500 mg, 3000 mg o placebo. La Maca migliorò il desiderio sessuale dall’ottava settimana, indipendentemente da ansia, depressione e livelli sierici di testosterone o estradiolo.

    Visualizza su PubMed →
  4. 4

    Hemilä H, Chalker E (2015). The effectiveness of high dose zinc acetate lozenges on various common cold symptoms: a meta-analysis. BMC family practice

    Meta-analisi di tre trial randomizzati su pastiglie di acetato di zinco ad alte dosi per il raffreddore comune. Le pastiglie ridussero la durata di vari sintomi nasali, faringei e della tosse, oltre ai dolori muscolari, senza effetto su cefalea e febbre; gli eventi avversi furono minori.

    Visualizza su PubMed →
  5. 5

    Santos CA Jr, Reis LO, Destro-Saade R, Luiza-Reis A, Fregonesi A (2014). Tribulus terrestris versus placebo in the treatment of erectile dysfunction: A prospective, randomized, double blind study. Actas urologicas espanolas

    Studio prospettico, randomizzato, doppio cieco e controllato con placebo su 30 uomini con disfunzione erettile. Tribulus terrestris 800 mg/die per 30 giorni non migliorò l’IIEF-5 più del placebo e non aumentò il testosterone sierico totale. Il tempo modificò l’IIEF-5 in entrambi i gruppi.

    Visualizza su PubMed →
Questo articolo ha scopo informativo. Non sostituisce il parere di un medico o di un nutrizionista qualificato.