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Stack integratori per dormire meglio: cosa funziona davvero

Punti chiave
- Gli integratori per dormire hanno più senso quando il problema è lieve, recente o legato a timing circadiano, stress serale o qualità percepita del sonno, non quando sono presenti red flag cliniche.
- Melatonina, L-teanina, valeriana, lavanda e passiflora hanno livelli di evidenza diversi; per magnesio e glicina l’uso deve restare prudente e orientato al contesto individuale.
- Lo stack migliore è spesso quello più semplice: un ingrediente alla volta, obiettivo misurabile, diario del sonno e sospensione se compaiono effetti indesiderati.
Dormire male non è sempre un problema da risolvere con una capsula. Stress, orari irregolari, luce serale, caffeina, alcol, allenamenti tardivi e disturbi clinici possono pesare più di qualunque integratore. Detto questo, alcuni ingredienti hanno dati interessanti, soprattutto quando il problema è circoscritto: difficoltà ad addormentarsi, jet lag, tensione serale o sonno percepito come poco profondo.
L’obiettivo non è costruire uno stack universale. È capire cosa può avere senso, per chi, con quali limiti e quando è meglio fermarsi e chiedere un parere medico. Ingredienti come melatonina, magnesio, glicina, L-teanina, valeriana, lavanda e passiflora non sono equivalenti: hanno meccanismi plausibili diversi, studi diversi e profili di tollerabilità diversi.
In breve

- Gli integratori possono essere considerati quando il disturbo è lieve, recente o legato a un fattore identificabile, come ritmo sonno-veglia sfasato, stress serale o difficoltà di addormentamento.
- La melatonina è più utile come segnale di timing circadiano che come sedativo generico. In uno studio randomizzato su 170 persone di almeno 55 anni con insonnia primaria, 2 mg a rilascio prolungato per 3 settimane hanno migliorato qualità del sonno e vigilanza mattutina rispetto al placebo [1].
- La L-teanina ha dati più recenti sul sonno, ma non va letta come sonnifero: una revisione sistematica e meta-analisi su 19 articoli e 897 partecipanti ha rilevato miglioramenti in latenza soggettiva, disfunzione diurna e qualità soggettiva complessiva, segnalando però la necessità di ulteriori studi su L-teanina pura [2].
- La valeriana è un buon esempio di evidenza contrastante: una meta-analisi di 16 RCT su 1093 persone suggeriva un possibile miglioramento della qualità del sonno, ma con studi eterogenei e problemi metodologici [3]; una revisione successiva su 37 studi concludeva che appariva sicura ma non clinicamente efficace per l’insonnia [4].
- Se ci sono insonnia cronica, russamento forte, pause respiratorie, sonnolenza diurna marcata, ansia severa, depressione, dolore importante o uso di farmaci sedativi, la priorità non è aggiungere ingredienti, ma valutare il quadro con un professionista.
Prima dello stack: cosa controllare davvero
Prima di pensare a uno stack per il sonno, conviene fare un controllo onesto di ciò che succede nelle 24 ore. Non serve una routine perfetta, ma serve capire se il sonno è disturbato da fattori modificabili. Orari molto variabili, luce intensa la sera, poca luce al mattino, lavoro mentale fino all’ultimo minuto e dispositivi luminosi a letto possono spostare il segnale di notte più avanti.
La caffeina merita un capitolo a parte. Non conta solo il caffè dopo cena: contano la quantità totale, l’orario dell’ultima assunzione e la sensibilità individuale. Alcune persone dormono male anche con caffeina nel primo pomeriggio, altre la tollerano meglio. Lo stesso vale per nicotina, alcol, pasti molto abbondanti e allenamenti intensi troppo vicini al sonno.
Un altro errore frequente è mettere tutto sotto l’etichetta insonnia. In realtà cambia molto se il problema è:
- difficoltà ad addormentarsi;
- risvegli notturni frequenti;
- risveglio precoce;
- sonno lungo ma non ristoratore;
- sonnolenza diurna nonostante molte ore a letto.
Queste situazioni possono richiedere strategie diverse. Per 1-2 settimane, un diario del sonno è spesso più utile di una nuova capsula: ora di coricamento, ora stimata di addormentamento, risvegli, caffeina, alcol, allenamento, stress, integratori e sonnolenza al mattino. Solo dopo diventa più chiaro se testare un ingrediente abbia senso.
Quando ha senso provare integratori per dormire
Un integratore può essere ragionevole quando la base è già abbastanza ordinata e il problema è circoscritto. Per esempio: ci si addormenta tardi nonostante una routine stabile, si rientra da un viaggio con ritmo sfasato, oppure si attraversa un periodo breve di stress con iperattivazione serale.
La melatonina è l’esempio più chiaro quando il problema riguarda il timing. In uno studio randomizzato su 105 bambini con ADHD e insonnia cronica da addormentamento, 3 o 6 mg per 4 settimane hanno anticipato l’addormentamento e l’esordio della melatonina salivare, aumentando il tempo totale di sonno; il risultato però non va trasferito automaticamente agli adulti senza ADHD [5].
Per lo stress serale, la L-teanina può essere un’opzione da valutare. Uno studio randomizzato in doppio cieco su 98 bambini maschi con ADHD ha usato 400 mg al giorno per 6 settimane e ha riportato miglioramenti di percentuale ed efficienza del sonno misurate con actigrafia, senza ridurre la latenza di addormentamento [6]. È un dato interessante, ma resta una popolazione specifica.
La passiflora è più studiata sul versante ansia che come trattamento diretto dell’insonnia. Una revisione sistematica ha incluso 9 trial randomizzati, di durata da 1 a 30 giorni, riportando perlopiù riduzione dell’ansia e assenza di effetti avversi rilevanti nei trial considerati [7]. Questo suggerisce un possibile ruolo quando il sonno è disturbato da tensione serale, non una garanzia di sonno migliore.
Quando fare attenzione o chiedere un parere medico
Ci sono situazioni in cui l’autogestione con integratori è poco prudente. Se l’insonnia dura da più di 3 mesi, peggiora rapidamente o compromette lavoro, guida, sicurezza e relazioni, non andrebbe coperta con sedativi naturali. Lo stesso vale per russamento forte, pause respiratorie riferite dal partner, risvegli con fame d’aria o sonnolenza diurna marcata: potrebbero indicare un disturbo respiratorio del sonno.
Attenzione anche quando il sonno peggiora insieme ad ansia intensa, depressione, attacchi di panico, dolore cronico, sintomi neurologici o perdita di peso non spiegata. In questi casi l’integratore può far perdere tempo o mascherare un segnale utile.
Le cautele aumentano in gravidanza, allattamento, patologie epatiche o renali, epilessia e uso di anticoagulanti, antidepressivi, sedativi, farmaci per la pressione o farmaci ipnoinducenti. Anche i botanicals non sono automaticamente innocui: lavanda e passiflora hanno studi clinici con risultati incoraggianti, ma spesso su durate brevi, popolazioni selezionate o persone senza insonnia clinica [8] [7].
Da evitare: combinare alcol, farmaci sedativi, melatonina ad alto dosaggio e più estratti vegetali sedativi nello stesso periodo senza supervisione. Se il mattino dopo compaiono stordimento, rallentamento, confusione o sonnolenza alla guida, lo stack non è adatto.
Come scegliere gli ingredienti dello stack
La scelta dovrebbe partire dal sintomo dominante, non dalla lista degli ingredienti più popolari. Se il problema è addormentarsi alle 2 di notte, il focus è circadiano. Se il problema è rimuginare a letto, il focus è l’arousal mentale. Se il sonno è leggero dopo allenamenti pesanti, prima vanno guardati carico, recupero, alimentazione e orari.
La melatonina ha senso soprattutto per ritmo sfasato, addormentamento ritardato o situazioni temporanee come jet lag. Non è un sonnifero classico: dose, formulazione e orario contano. Lo studio su persone di almeno 55 anni ha usato 2 mg a rilascio prolungato, quindi non dice automaticamente cosa accada con dosi alte o formulazioni diverse [1].
Il magnesio può essere considerato se l’apporto alimentare è basso, se ci sono crampi o tensione neuromuscolare, o se la dieta è povera di alimenti ricchi di minerali. Qui la prudenza è d’obbligo: senza una carenza o un contesto coerente, aumentare la dose non significa dormire meglio. Forme ben tollerate sono preferibili a dosi aggressive che causano disturbi gastrointestinali.
La glicina potrebbe essere utile per qualità soggettiva del sonno e sensazione di recupero, ma l’evidenza disponibile è ancora meno solida rispetto ad altri ingredienti trattati qui. Può essere una scelta minimalista se l’obiettivo è migliorare la percezione del riposo, non sedarsi.
La L-teanina è più coerente quando il problema principale è l’attivazione mentale serale. I dati aggregati suggeriscono effetti favorevoli su alcuni outcome soggettivi del sonno, ma gli autori della meta-analisi segnalano che servono ulteriori studi specifici su L-teanina pura [2].
Valeriana, lavanda e passiflora vanno valutate caso per caso. Per la valeriana, uno studio crossover su 16 donne anziane con insonnia non ha trovato miglioramenti su misure soggettive, polisonnografiche o actigrafiche dopo 2 settimane di 300 mg di estratto concentrato [9]. Al contrario, un trial su 100 donne in postmenopausa con insonnia ha riportato un miglioramento della qualità del sonno con 530 mg due volte al giorno per 4 settimane [10]. Estratto, dose, popolazione e durata cambiano molto.
Regola pratica: aggiungere un ingrediente alla volta per 7-14 giorni. Se si cambia tutto insieme, diventa impossibile capire cosa funziona e cosa causa eventuali effetti indesiderati.
Esempi di stack ragionati, senza formule magiche
Questi esempi non sono protocolli medici. Sono ipotesi semplici da testare, da adattare a età, farmaci, diagnosi, tollerabilità e obiettivo.
Ritmo sfasato o addormentamento tardivo. Prima luce forte al mattino, riduzione della luce serale e orario di sveglia stabile. Solo dopo, melatonina a dose conservativa e con attenzione all’orario. Se assunta nel momento sbagliato può non aiutare, o spostare il ritmo nella direzione non desiderata.
Stress serale e mente accesa. Una scelta può essere L-teanina oppure glicina, non necessariamente entrambe. La L-teanina ha dati più pertinenti su rilassamento e alcuni outcome del sonno [2]. Se si aggiunge magnesio, dovrebbe esserci una ragione: dieta povera, tollerabilità buona o tensione muscolare.
Recupero sportivo. Prima vengono carboidrati e proteine adeguati, gestione del carico, giorni leggeri e orari di allenamento compatibili con il sonno. Solo dopo ha senso ragionare su magnesio o glicina. Chi lavora su forza, ipertrofia o endurance può collegare il tema sonno anche al contesto più ampio dello stack palestra.
Stack minimalista. Un solo ingrediente per 7-14 giorni, diario del sonno e tre indicatori: tempo stimato di addormentamento, numero di risvegli, qualità del risveglio. Se non cambia nulla, si sospende o si rivaluta. Se peggiora il mattino, si sospende prima.
Stack da evitare. Mix con molti sedativi vegetali, melatonina ad alto dosaggio, alcol e farmaci sedativi. Anche ingredienti usati per lo stress, come ashwagandha, non dovrebbero essere aggiunti alla cieca dentro una miscela serale se si stanno già usando altri prodotti con effetto rilassante.
Perché diciamo questo
La melatonina è principalmente un segnale circadiano: comunica al corpo che è notte o che la notte sta arrivando. Questo è coerente con lo studio pediatrico in cui la melatonina ha anticipato sia l’addormentamento sia l’esordio della melatonina salivare [5]. Non significa che più melatonina equivalga a più sonno.
Il magnesio parte da un razionale biologico plausibile, perché è coinvolto in funzione neuromuscolare e neurotrasmissione. Tuttavia, l’effetto sul sonno dipende probabilmente da stato nutrizionale, età, dieta, stress e presenza di tensione fisica. Per questo non è corretto trattarlo come sedativo universale.
La glicina potrebbe agire su termoregolazione e percezione del recupero, ma qui è importante il condizionale. Se una persona la prova, l’obiettivo dovrebbe essere concreto: svegliarsi più riposata, ridurre la sensazione di sonno leggero o migliorare il recupero percepito.
La L-teanina è studiata per rilassamento, stress e qualità del sonno. La meta-analisi del 2025 su 19 articoli e 897 partecipanti ha riportato miglioramenti in alcuni outcome soggettivi, ma ha anche chiesto studi più mirati su L-teanina pura [2]. Una revisione su tè, L-teanina e L-teanina più caffeina ha incluso 50 RCT in partecipanti sani, trovando possibili benefici su cognizione e umore, con intervalli di confidenza spesso incerti [11].
Gli estratti botanici sono ancora più complessi. Valeriana, passiflora e lavanda non sono ingredienti singoli nel senso farmaceutico del termine: specie, parte della pianta, metodo di estrazione e standardizzazione possono cambiare il profilo del prodotto. Per la lavanda, una revisione di 20 RCT in adulti senza insonnia ha riportato effetti positivi in 14 studi, usando indicatori soggettivi e oggettivi [8]. Questo dato è interessante, ma non equivale a dire che ogni prodotto alla lavanda tratti l’insonnia.
Limiti dell’evidenza
Il primo limite è la dimensione degli studi. Alcuni trial sono piccoli o molto specifici: lo studio negativo sulla valeriana in donne anziane con insonnia includeva 16 partecipanti [9], mentre quello positivo in donne in postmenopausa ne includeva 100 [10]. Risultati diversi non sorprendono quando cambiano popolazione, dose, estratto e durata.
Il secondo limite riguarda gli endpoint. Alcuni studi misurano latenza di addormentamento, altri qualità percepita, efficienza del sonno, tempo totale, sonnolenza diurna o vigilanza mattutina. Un ingrediente può migliorare la percezione del sonno senza modificare molto le misure oggettive, oppure aiutare una popolazione e non un’altra.
Il terzo limite è l’aspettativa. Le misure soggettive sono importanti, perché dormire meglio è anche una percezione, ma possono essere influenzate da placebo, routine nuova, maggiore attenzione al sonno o riduzione spontanea dello stress. Per questo gli studi con actigrafia o polisonnografia sono particolarmente utili, ma non sempre disponibili.
La qualità dei prodotti è un altro punto pratico. Miscele proprietarie, dosaggi poco chiari e botanicals non standardizzati rendono difficile trasferire i risultati di un trial a un prodotto commerciale. Anche quando un ingrediente ha dati promettenti, non tutti i prodotti sono equivalenti.
Infine, gli effetti medi non predicono la risposta individuale. Una persona può migliorare, un’altra non notare nulla, un’altra ancora svegliarsi stordita. Per questo uno stack sul sonno dovrebbe essere testato come un esperimento controllato, non come un atto di fede.
Cosa fare in pratica

Per 1-2 settimane, sistema ciò che pesa di più: orario di sveglia, luce al mattino, riduzione della luce serale, caffeina, alcol, pasti pesanti e allenamenti tardivi. Poi scegli un obiettivo misurabile: addormentarti prima, ridurre i risvegli, svegliarti più riposato o limitare la sonnolenza diurna.
A quel punto scegli un solo integratore, o uno stack molto semplice. Usa prodotti con etichetta trasparente, evita combinazioni sedative casuali e non aumentare la dose solo perché la prima notte non cambia nulla. Il sonno varia naturalmente da giorno a giorno.
Tieni un diario del sonno e valuta dopo 7-14 giorni. Sospendi se compaiono sonnolenza mattutina, sogni disturbanti, sintomi gastrointestinali, mal di testa, irritabilità o peggioramento del sonno. Se il problema persiste, è severo o si associa a sintomi fisici o psicologici importanti, serve una valutazione professionale.
Il punto chiave è semplice: gli integratori possono essere un supporto, non la base. Lo stack migliore per dormire parte da poche scelte, un obiettivo chiaro e la disponibilità a fermarsi quando i segnali non sono quelli giusti.
Domande frequenti
Dipende dal problema principale. Melatonina può avere senso per ritmo sfasato o addormentamento tardivo; L-teanina per attivazione mentale serale; magnesio se dieta e contesto lo giustificano; glicina per qualità percepita del riposo. Valeriana, lavanda e passiflora vanno valutate con più cautela.
No, la melatonina è soprattutto un segnale circadiano: aiuta il corpo a capire quando è notte. Può essere utile per jet lag, ritmo sonno-veglia sfasato o addormentamento ritardato, ma dose, formulazione e orario contano molto.
In genere è più prudente iniziare con un solo ingrediente per 7-14 giorni. Se si aggiungono più prodotti insieme, diventa difficile capire cosa funziona e cosa causa eventuali effetti indesiderati, come sonnolenza mattutina o stordimento.
Possono avere senso in contesti specifici, ma non sono sedativi universali. Il magnesio è più razionale se l’apporto alimentare è basso o c’è tensione neuromuscolare. La glicina può essere valutata per qualità soggettiva del sonno e recupero percepito.
Meglio chiedere un parere medico se l’insonnia dura oltre 3 mesi, peggiora molto, causa sonnolenza diurna marcata, oppure se ci sono russamento forte, pause respiratorie, ansia severa, depressione, dolore importante o uso di farmaci sedativi.
Non è consigliabile combinare alcol, farmaci sedativi, melatonina ad alto dosaggio e più estratti vegetali sedativi senza supervisione. Anche prodotti naturali possono causare stordimento, rallentamento o sonnolenza alla guida.
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Riferimenti scientifici
Studi citati nel testo, in ordine di apparizione.
- 1
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Studio multicentrico randomizzato su 170 pazienti ambulatoriali di almeno 55 anni con insonnia primaria. Tre settimane di melatonina a rilascio prolungato 2 mg hanno migliorato qualità del sonno, qualità della notte e vigilanza mattutina rispetto al placebo, senza evidenza di insonnia rebound o sintomi da sospensione.
Visualizza su PubMed → - 2
Bulman A, D'Cunha NM, Marx W, Turner M, McKune A, Naumovski N (2025). The effects of L-theanine consumption on sleep outcomes: A systematic review and meta-analysis. Sleep medicine reviews
Revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati sull’integrazione di L-teanina e qualità del sonno in esseri umani. Diciannove articoli, 897 partecipanti, furono inclusi; la L-teanina migliorò latenza soggettiva di addormentamento, disfunzione diurna e qualità soggettiva complessiva, ma servono ulteriori studi su L-teanina pura.
Visualizza su PubMed → - 3
Bent S, Padula A, Moore D, Patterson M, Mehling W (2006). Valerian for sleep: a systematic review and meta-analysis. The American journal of medicine
Revisione sistematica e meta-analisi di 16 studi randomizzati controllati con placebo su valeriana e qualità del sonno, per 1093 pazienti. Gli studi erano metodologicamente problematici e molto eterogenei. Sei studi indicavano beneficio significativo, con possibile bias di pubblicazione. L’evidenza suggeriva possibile miglioramento senza effetti collaterali.
Visualizza su PubMed → - 4
Taibi DM, Landis CA, Petry H, Vitiello MV (2007). A systematic review of valerian as a sleep aid: safe but not effective. Sleep medicine reviews
Revisione sistematica su valeriana come aiuto per il sonno: 36 articoli, 37 studi, inclusi 29 trial controllati e otto studi in aperto per la sicurezza. La maggior parte non mostrava differenze rispetto al placebo. Gli studi più rigorosi erano negativi. La valeriana appariva sicura, ma non clinicamente efficace per l’insonnia.
Visualizza su PubMed → - 5
Van der Heijden KB, Smits MG, Van Someren EJ, Ridderinkhof KR, Gunning WB (2007). Effect of melatonin on sleep, behavior, and cognition in ADHD and chronic sleep-onset insomnia. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry
Trial randomizzato, in doppio cieco, su 105 bambini senza farmaci con ADHD e insonnia cronica da addormentamento. Melatonina 3 o 6 mg per quattro settimane ha anticipato l’addormentamento e l’esordio della melatonina salivare, aumentando il tempo totale di sonno, senza effetti significativi su comportamento, cognizione o qualità di vita.
Visualizza su PubMed → - 6
Lyon MR, Kapoor MP, Juneja LR (2011). The effects of L-theanine (Suntheanine®) on objective sleep quality in boys with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD): a randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial. Alternative medicine review : a journal of clinical therapeutic
Studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, su 98 bambini maschi di 8-12 anni con ADHD. L-teanina 400 mg/die per sei settimane ha migliorato percentuale ed efficienza del sonno misurate con actigrafia, senza modificare latenza; il trattamento è stato ben tollerato.
Visualizza su PubMed → - 7
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Revisione sistematica di studi clinici randomizzati su Passiflora incarnata nei disturbi neuropsichiatrici, identificati in PubMed, ClinTrials.gov ed Embase fino a ottobre 2019. Nove trial, di durata da 1 a 30 giorni, riportavano perlopiù riduzione dell’ansia, senza effetti avversi o compromissione psicometrica osservati.
Visualizza su PubMed → - 8
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La revisione ha esaminato 20 studi randomizzati controllati sugli interventi con olio essenziale di lavanda e la qualità del sonno negli adulti senza insonnia. Quattordici studi hanno mostrato effetti positivi, usando indicatori soggettivi e oggettivi; l’olio era associato a miglioramento prima di disturbi del sonno.
Visualizza su PubMed → - 9
Taibi DM, Vitiello MV, Barsness S, Elmer GW, Anderson GD, Landis CA (2009). A randomized clinical trial of valerian fails to improve self-reported, polysomnographic, and actigraphic sleep in older women with insomnia. Sleep medicine
Studio clinico randomizzato, in doppio cieco, crossover, su 16 donne anziane con insonnia. La valeriana concentrata 300 mg per due settimane, rispetto al placebo, non migliorò latenza, veglia dopo addormentamento, efficienza o qualità percepita del sonno, valutate con autoriporto, polisonnografia, diari e actigrafia. Effetti collaterali minori.
Visualizza su PubMed → - 10
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Studio randomizzato, triplo cieco e controllato su 100 donne in postmenopausa con insonnia, trattate per 4 settimane con estratto concentrato di valeriana 530 mg due volte al giorno o placebo. La qualità del sonno migliorò significativamente nel gruppo valeriana, con miglioramento nel 30% contro il 4% del placebo.
Visualizza su PubMed → - 11
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Revisione sistematica e meta-analisi di 50 studi randomizzati controllati su partecipanti sani, valutando tè, teanina o teanina più caffeina su cognizione, umore e sonno. Quindici studi entrarono nelle meta-analisi. Teanina più caffeina e teanina sola mostrarono possibili benefici cognitivi e sull’umore, con incertezza frequente negli intervalli di confidenza.
Visualizza su PubMed →
